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Motu proprio su protezione minori: coscienza sofferta e regole precise

Non sarà certo la logica del controllo o della correttezza comportamentale, né della paura o della tolleranza zero che ci farà recuperare la fiducia perduta. Così come non sarà solo la condanna dei fatti e dei singoli abusatori; ma le due cose assieme: da un lato la presa di coscienza profonda, sofferta, davvero collettiva che siamo tutti responsabili di questi fatti, dall’altro l’adozione di regole e procedure anche molto concrete perché nessuno debba ancora soffrire per causa nostra, e specie chi è debole o piccolo si senta protetto in quella casa di tutti che è la Chiesa

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Continua il cammino ecclesiale per quanto riguarda quell’abisso di male che sono gli abusi. Continua inequivocabile, come cammino ormai tracciato nelle sue grandi linee, e rispetto al quale non vi sarà più alcun passo indietro. Se ne faccia una ragione chi ancora vorrebbe sminuire la portata degli eventi e trova eccessiva tutta questa attenzione, ma pure chi ritiene che… basti così, e non occorra fare alcun passo avanti. Di tale percorso l’intervento del Papa con il Motu Proprio ora pubblicato segna una tappa significativa. Dopo il summit vaticano del mese scorso, e come espressione d’esso, tale testo normativo precisa i vari aspetti connessi con queste tristissime vicende, sul piano canonico, formativo, pastorale, a partire da un importante rilievo che invita la Chiesa intera a farsi carico del problema, perché sia sempre e in ogni sua espressione luogo sicuro per chiunque, specie per chi s’apre alla vita.
Il testo è firmato dal Papa, ma nasce da quell’esperienza di sinodalità che la Chiesa ha vissuto proprio in quell’incontro, in cui vescovi e vittime si sono incontrati, dialogando sullo stesso piano e ascoltandosi con cuore docibilis (=che si lascia istruire). Forse in particolare i vescovi hanno appreso qualcosa che solo i sopravvissuti avrebbero potuto trasmettere loro. Nel documento papale ci sono in qualche modo anche loro, infatti, c’è pure il magistero delle vittime!

Una Chiesa che prende l’iniziativa

La prima impressione che emerge dal testo è d’una Chiesa non più in difesa e timorosa, ma Chiesa che s’impone trasparenza, a tutti i livelli e nei confronti d’ogni suo membro. Dopo il tempo del silenzio e della copertura, della paura e del pretesto del complotto anti-cristiano, in cui la Chiesa sembrava più preoccupata della difesa di se stessa che non della sofferenza delle vittime, si sta affermando sempre più tra i credenti una cultura della verità; con innegabili vantaggi per la Chiesa stessa, per la sua purificazione e la formazione dei suoi ministri, iniziale e permanente, ma pure per la missione attuale della chiesa. Attraverso il coraggio della verità e della trasparenza, infatti, “la comunità cristiana diventa un agente rilevante nella lotta mondiale alle violenze sui minori” (L.Prezzi), credibile, però, non solo in forza d’una ricca storia passata (che non può esser in ogni caso dimenticata) di educatori e pedagogisti, ma soprattutto per la coerenza che è chiamata a mostrare a fronte degli scandali odierni.
Anche per questo Francesco indica con meticolosa precisione atteggiamenti e misure di prevenzione, da osservare nei luoghi e spazi ecclesiali. Dobbiamo assumere tutto ciò con estrema serietà proprio perché il problema è grave e il danno profondo, la fiducia è stata tradita e persino il volto di Dio è stato deformato nella mente e cuore degli abusati… Ma senza illuderci che basterà osservare delle norme di sicurezza.

Tutto (e tutti) sotto controllo?

Mi è stato raccontato che tempo fa, in una parrocchia del nord Europa, è apparso un avviso della polizia, in cui si informavano i genitori che potevano portare tranquillamente i propri figli negli ambienti parrocchiali perché un preciso sistema di monitoraggio teneva sotto controllo persone e luoghi. Chissà come l’avran presa i preti del posto. Ma non sarà certo la logica del controllo o della correttezza comportamentale, né della paura o della tolleranza zero che ci farà recuperare la fiducia perduta. Così come non sarà solo la condanna dei fatti e dei singoli abusatori; ma le due cose assieme: da un lato la presa di coscienza profonda, sofferta, davvero collettiva che siamo tutti responsabili di questi fatti, dall’altro l’adozione di regole e procedure anche molto concrete perché nessuno debba ancora soffrire per causa nostra, e specie chi è debole o piccolo si senta protetto in quella casa di tutti che è la Chiesa.

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