Sinodo per l’Amazzonia: Maria Soave Buscemi (biblista), “un urlo mistico-politico” e nuove figure ministeriali riconosciute dalla Chiesa

Biblista, donna e laica, cammina a fianco dei popoli indigeni dell’Amazzonia, delle donne, del creato. Parla al Sir Maria Soave Buscemi, milanese, missionaria laica fidei donum della diocesi di Novara, che vive in Brasile da 32 anni, naturalizzata brasiliana. Viaggia molto, anche per formare i nuovi missionari italiani (preti, suore e laici) pronti a partire per l'America Latina.

Due grida d’aiuto per l’Amazzonia: “un urlo mistico-politico, che invita a convertirci nella nostra pratica quotidiana, per prenderci cura della casa comune”; e uno “intra-ecclesiale” che veda laici e laiche, presbiteri sposati, come figure riconosciute dalla Chiesa per garantire a tutte le comunità, anche le più sperdute, “il diritto all’eucarestia”. Questo è il Sinodo per l’Amazzonia secondo Maria Soave Buscemi, milanese, missionaria laica fidei donum della diocesi di Novara, che vive in Brasile da 32 anni, naturalizzata brasiliana. Biblista, donna e laica, cammina a fianco dei popoli indigeni dell’Amazzonia, delle donne, del creato. E forma i nuovi missionari italiani (preti, suore e laici) in partenza verso l’America Latina nei corsi della Fondazione Cum (Centro unitario per la cooperazione missionaria tra le Chiese). Perfino i pastori e le pastore della Chiesa luterana di Svezia. E’ profondamente coinvolta nelle iniziative di dialogo ecumenico in Brasile. Viaggia molto per il Brasile e per l’Europa ma risiede nella prelatura di São Félix do Araguaia, vicino al parco indigeno dello Xingu in Amazzonia, nel Mato Grosso. E’ stata molto coinvolta nella fase preparatoria del Sinodo per l’Amazzonia che si svolgerà in Vaticano dal 6 al 27 ottobre. Sarà a Roma nell’ambito di “Amazzonia, casa comune”, evento organizzato da numerose realtà cattoliche che sarà allestito dal 4 al 27 ottobre nella Chiesa S.Maria in Traspontina in via della Conciliazione: uno spazio di incontro, riflessione e preghiera, per ascoltare i padri sinodali e i popoli indigeni.

La biblista Maria Soave Buscemi

La predazione delle risorse, lo “stillicidio d’identità” dei popoli indigeni. L’Amazzonia, con una superficie di 6,7 milioni di chilometri quadrati in 9 Paesi diversi, è la più vasta foresta tropicale e pluviale della terra, dove vivono almeno 310.000 indigeni di 160 etnie diverse.  La zona dove vive in Brasile è abitata dagli Xavante, popolo di cacciatori e guerrieri. Negli anni ’50 e ’60, a causa dell’italiana Eni che aveva acquistato milioni di ettari nell’area, la popolazione Xavante è stata spostata con aerei a migliaia di km di distanza, perdendo in questo modo la propria terra e identità. Dopo decine di anni di lotte sono riusciti a tornare, ma l’agrobusiness aveva già distrutto e incendiato le foreste. Al posto degli alberi, delle piante e degli animali necessari alla sopravvivenza del popolo Xavante, pascolo e campi di soia, canna da zucchero e mais per la produzione di etanolo.  “Il martirio non è solo quello dei tanti leader ambientalisti che muoiono per difendere la terra. E’ anche uno stillicidio di identità”, fa notare la missionaria.  Secondo un rapporto di Greenpeace

nella sola Amazzonia brasiliana in meno di vent’anni l’area sacrificata per lasciare posto ai pascoli è quadruplicata;

nonostante una moratoria del 2016 sulla produzione di soia, l’espansione delle piantagioni è aumentata di 3,5 milioni di ettari. Complice la richiesta della Cina, dove viene esportata il 70% della soia. Il fuoco è la tecnica più usata per ripulire le foreste, impoverendo il suolo, minando la possibilità di crescita delle piante e provocando l’estinzione di molte specie animali. Da giugno 2018 a giugno 2019 l’area deforestata è pari a 762,3 chilometri quadrati. I soli incendi di quest’estate hanno distrutto un’area vasta come la Germania, complice l’inerzia del governo brasiliano.

La terra “è anima, spirito, cammino”. “Questo governo ha un atteggiamento assolutamente predatorio, colonialista e razzista – denuncia Buscemi -. Vuole fare venir meno tutte le politiche affermative dei popoli indigeni. Gli incendi scoppiano ovunque ma subito si interviene con gli aerei come ha fatto la Bolivia. Invece il governo brasiliano ha tergiversato. Non comprende l’idea di una terra madre, come viene vissuta dagli indigeni. La concepisce solo come mezzo di produzione e pensa che gli indigeni siano una massa di vagabondi che non fanno niente”.

Negli anni è peggiorata l’avanzata dell’agrobusiness.

La missionaria affianca le proteste dei movimenti popolari, come la grande marcia di metà agosto, con migliaia di donne arrivate a Brasilia per manifestare il diritto alla cura del territorio, “per dire che la terra è anima, spirito, cammino”. “Noi siamo fatti di terra e torniamo alla terra – ricorda la biblista -. È anche il mito fondante giudeo cristiano ma noi l’abbiamo dimenticato. E’ stato invece più volte sottolineato il verbo ‘dominate’ la terra, ma nel senso sbagliato del termine. Per questo ha predominato il capitalismo”.

Il grido “mistico-politico”. Il Sinodo per l’Amazzonia è perciò importante da un punto di vista “mistico- politico” e bisogna andare verso “un cambiamento epistemiologico”, così come indicato da Papa Francesco nella Laudato sì:

“La terra non è un mezzo di produzione che dobbiamo dominare ma è la madre che ci sostiene e governa”.

“Ecologia integrale vuol dire cambiare il modo di stare al mondo e di pensare. Se non cambiamo le pratiche sono solo bei discorsi. Dobbiamo veramente re-imparare la sobrietà”. La speranza è che l’eco morale del Sinodo possa incidere anche sulle politiche del governo brasiliano. “Non è Bolsonaro che governa il Brasile – precisa – ma le 3 B, ossia banche, agrobusiness e Bibbia, ossia la deformazione del testo sacro così come inteso dal mondo pentecostale”.

Il grido intra-ecclesiale. “La realtà è che in alcune comunità dell’Amazzonia c’è una eucarestia ogni quattro anni. In Brasile ogni 10 celebrazioni domenicali 7 sono celebrazioni della Parola. Il diritto all’eucarestia è negato. Per questo molti vanno al culto delle chiese protestanti e chiedono: quando potremo avere la messa?” La sfida, a suo avviso, “è passare da una pastorale della visita ad una pastorale della presenza, portata avanti finora da donne e uomini con famiglia, che  lavorano e animano le comunità”. Si tratta di “fare un salto di conversione enorme”, dove il governo della parrocchia “non sia di uno verso tutti”.

“Perché non una animatrice laica ‘parroca’?” propone la biblista.

“Dobbiamo riprendere la teologia dei sacramenti e il sacramento fondante è il battesimo. E’ stato il grande passo del Concilio Vaticano II che però teniamo nel cassetto. La Chiesa è popolo di Dio e uomini e donne hanno la stessa essenza battesimale. Per fortuna abbiamo un Papa che ha questo concetto molto chiaro”.

 

 

 

 

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