“Chi li aiuterà, se non noi?”

Mentre la Chiesa s'interroga sulle migrazioni, decolla una iniziativa di laici cristiani che ha raccolto oltre mille volontari attivi per i profughi

“La situazione in tutto il Medio Oriente è difficile e ha rappresentato una profonda preoccupazione della Chiesa per molto tempo. Ma dovrebbe essere anche al centro dell’attenzione di tutte le società civilizzate e le nazioni”, afferma l’arcivescovo slovacco Cyril Vasil, segretario della Congregazione per le Chiese orientali, sottolineando che i cristiani perseguitati soffrono senza “scorgere alcuna soluzione di questa crisi all’orizzonte”. I rappresentanti della Chiesa cattolica concordano sul fatto che la situazione richiede l’adozione di misure proprio nel cuore della persecuzione e dei conflitti, ma – allo stesso tempo – rivolgono un appello a tutte le persone di buona volontà affinché aprano le braccia e il cuore a coloro che non hanno altra scelta che fuggire dalla loro patria.

Risposta alla voce del Papa. La crisi delle migrazioni in Europa è stata al centro delle discussioni dei vescovi cattolici slovacchi nella sessione plenaria di questa settimana. “Tutti noi abbiamo ascoltato con attenzione l’invito del Santo Padre e pensiamo alla sua attuazione in modo concreto. Quasi tutte le parrocchie e le comunità religiose svolgono qualche attività caritativa, ci prendiamo cura delle persone socialmente svantaggiate o emarginate che sono nel bisogno, in cooperazione con le autorità e le istituzioni pubbliche, e cerchiamo anche il modo migliore per aiutare i migranti e i rifugiati nell’ambito dei nostri programmi”, spiega Martin Kramara, portavoce della Conferenza episcopale, sottolineando che un buon piano e la comunicazione sono la chiave di un aiuto efficace. Molti fedeli hanno espresso la loro volontà di fornire aiuto a coloro che fuggono dalla guerra e dalla fame, e i vescovi hanno nominato mons. Jozef Halko, vescovo ausiliare di Bratislava, in qualità di coordinatore principale di questi sforzi. Un intenso lavoro con questo gruppo di persone in difficoltà è stato svolto da diverse comunità religiose. “Ricusiamo ogni forma di fobia o manipolazione che ignora la gravità e la profondità di questa crisi umanitaria. Vediamo l’urgente necessità di aiutare tempestivamente e concretamente, nella consapevolezza che questa apertura è direttamente collegata alla missione della Chiesa e all’identità cristiana della Slovacchia e dell’Europa”, si legge nel comunicato della Provincia slovacca della Compagnia di Gesù. La famiglia salesiana vede la propria opportunità di aiutare nel processo di integrazione sociale e di istruzione dei rifugiati, in particolare dei giovani. “Nello spirito del nostro carisma, desideriamo sostenere soprattutto le famiglie giovani con bambini e i ragazzi senza genitori, per aiutarli a trovare qui un contesto sociale ed educativo”, sostiene suor Jana Kurkinova, superiora provinciale.

Si cercano volontari. Il sostegno pratico ai migranti non è soltanto uno dei compiti principali delle strutture ufficiali della Chiesa, delle sue istituzioni e delle comunità religiose. Una dozzina di organizzazioni non governative e numerosi rappresentanti della vita pubblica hanno già aderito all’iniziativa intitolata “Chi li aiuterà, se non noi?”, creata dai cristiani laici della Comunità di Ladislav Hanus (Clh). Dall’inizio dell’estate, sono riusciti a raccogliere più di mille volontari disposti ad aiutare nel processo di sostegno ai migranti e ai rifugiati. Secondo Juraj Sust, presidente di Clh, questa comunità laica cerca di influenzare l’opinione pubblica a favore di queste persone in difficoltà attraverso la cooperazione con figure conosciute e rispettate della vita pubblica come artisti, politici… “Siamo convinti che queste iniziative civili dimostrano che ci sono davvero una solidarietà e la volontà di accogliere i migranti, di partecipare alla loro integrazione nel nostro Paese. Speriamo di rappresentare un punto di riferimento forte per il governo, rispetto al fatto che fornire asilo non deve essere una decisione politicamente rischiosa, ma – al contrario – responsabile e preziosa, perché sarà basata su una vasta rete di persone e organizzazioni disposte ad aiutare le famiglie in difficoltà che sono diventate le vittime di un peggioramento della situazione nel loro paese, soprattutto Siria e Iraq”, afferma Juraj Sust. L’obiettivo dell’iniziativa è di “presentare una visione realizzabile dell’integrazione di queste famiglie nella società slovacca, rappresentata dalla promessa di migliaia di famiglie, organizzazioni, chiese e aziende slovacche che offriranno un aiuto concreto”. La registrazione dei volontari che hanno la possibilità di offrire il loro cuore, le loro mani e la loro casa è ancora aperta sul sito www.ktopomoze.sk.

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