Whirlpool, quando la multinazionale vuole i soldi pubblici

Nei prossimi giorni si capirà se il disimpegno verrà confermato o se si troveranno accordi intermedi. In sostanza ora il Governo minaccia di non dare i contributi pubblici (27 milioni) che nell'ormai lontano 2014 avevano favorito l'insediamento industriale. Emergono scarse verifiche sugli impegni presi dalla multinazionale, c'era qualche segnale premonitore ora più interpretabile. Se Whirlpool sarà una battaglia sindacale aperta, dall'esito incerto, almeno serva da lezione per il futuro; per selezionare quelle imprese che inseguono quote di mercato in Italia e non quelle a caccia dei contributi pubblici. Anche perché incentivi statali ce ne saranno pochi, preziosi, e in quella competizione vinceranno i Paesi con i conti pubblici più in ordine

Prepariamoci. Il caso Whirlpool non è il primo e non sarà l’ultimo. La gara per attrarre aziende e creare lavoro nazionale o locale resterà accesa e potrà aumentare quando le aziende diventeranno ancora più leggere, meno impianti pesanti da spostare e rimontare altrove. Più saranno leggere, più potranno spostarsi a costi ridotti, lasciando a terra famiglie in un Paese e, si spera, dando occupazione altrove.
Eppure

il caso del gruppo statunitense che riduce le presenze in Campania (e in prospettiva altrove) la dice lunga sui tanti gruppi internazionali che si muovono seguendo il mercato ma anche le agevolazioni pubbliche. Cioè i soldi tutti. Molte compagnie aeree hanno aperto rotte dagli aeroporti dove le Regioni hanno finanziato fino a entrare nel mirino per aiuti di Stato. Hanno cancellato i voli quando i sostegni pubblici sono finiti.

Quindi una prima differenza è fra chi ha scelto di produrre localmente per conquistare il mercato ( in questo caso elettrodomestici) e chi vi ha visto solo un accesso a quei soldi pubblici. Se un soggetto pubblico ha messo dei soldi non dovrebbe permettere che centinaia di posti di lavoro, e molti anche nell’indotto, possano essere messo in pericolo da una comunicazione aziendale pochi giorni dopo una consultazione elettorale . Un posto di lavoro porta in sé ben più di uno stipendio. Da lì si parte per la pianificazione della vita familiare, per la ridistribuzione parziale di quel reddito nelle attività commerciali, nei trasporti e di capacità di generare nuove imprese. Il lavoro esprime una cultura.

La cancellazione di centinaia di posti deprime un territorio.

Nei prossimi giorni si capirà se il disimpegno verrà confermato o se si troveranno accordi intermedi. In sostanza ora il Governo minaccia di non dare i contributi pubblici (27 milioni) che nell’ormai lontano 2014 avevano favorito l’insediamento industriale. Emergono scarse verifiche sugli impegni presi dalla multinazionale, c’era qualche segnale premonitore ora più interpretabile. Se Whirlpool sarà una battaglia sindacale aperta, dall’esito incerto, almeno serva da lezione per il futuro; per selezionare quelle imprese che inseguono quote di mercato in Italia e non quelle a caccia dei contributi pubblici. Anche perché incentivi statali ce ne saranno pochi, preziosi, e in quella competizione vinceranno i Paesi con i conti pubblici più in ordine.

Altri articoli in Italia

Italia