Ballottaggio alle elezioni comunali 2019: 7 sindaci al centrodestra, 6 al centrosinistra, uno al M5S

Nel complesso, quindi, il centrosinistra si trova ora ad amministrare dodici comuni capoluogo contro gli undici del centrodestra, ma rispetto alla situazione precedente – in un quadro politico nazionale completamente diverso – il centrosinistra ha perso cinque comuni e il centrodestra ne ha guadagnati altrettanti

Nei quindici comuni capoluogo di provincia andati al ballottaggio domenica 9 giugno, il centrodestra ha eletto sette sindaci (Ferrara, Forlì, Vercelli, Biella, Ascoli Piceno, Foggia, Potenza), il centrosinistra sei (Cremona, Verbania, Livorno, Prato, Reggio Emilia, Rovigo), il M5S uno (Campobasso). L’elenco si completa con il neo-sindaco di Avellino, un esponente “civico” di area progressista. Nel primo turno della tornata amministrativa erano già stati eletti sei sindaci di centrosinistra (Firenze, Bari, Bergamo, Modena, Pesaro, Lecce) e quattro di centrodestra (Perugia, Pavia, Pescara, Vibo Valentia).

Nel complesso, quindi, il centrosinistra si trova ora ad amministrare dodici comuni capoluogo contro gli undici del centrodestra, ma rispetto alla situazione precedente – in un quadro politico nazionale completamente diverso – il centrosinistra ha perso cinque comuni e il centrodestra ne ha guadagnati altrettanti.

Se il centrosinistra può vantare l’affermazione nei comuni più popolosi (cominciando da Firenze e Bari) e resta avanti nell’insieme di tutti i comuni con più di 15mila abitanti, anche in quest’ultimo caso la tendenza è in calo: da 149 a 109, mentre il centrodestra passa da 39 a 75. Il M5S aveva vinto in tre comuni e ora soltanto in uno.
I nuovi sindaci eletti nei comuni capoluogo di provincia ma anche di regione sono Mario Guarente (Potenza) e Roberto Gravina (Campobasso). Negli altri comuni capoluogo di provincia i ballottaggi hanno registrato il successo di Gianluca Galimberti (Cremona), Luca Salvetti (Livorno), Matteo Biffoni (Prato), Alan Fabbri (Ferrara), Luca Vecchi (Reggio Emilia), Gian Luca Zattini (Forlì), Andrea Corsaro (Vercelli), Claudio Corradino (Biella), Silvia Marchionini (Verbania), Edoardo Gaffeo (Rovigo), Marco Fioravanti (Ascoli Piceno), Franco Landella (Foggia), Gianluca Festa (Avellino). Da segnalare i risultati di Cesena (provincia di Forlì-Cesena), dove si è imposto Enzo Lattuca del centrosinistra, e di Urbino (provincia di Pesaro-Urbino), dove al primo turno era stato eletto Maurizio Gambini del centrodestra.

A livello storico-politico hanno fatto scalpore i successi della Lega a Ferrara e a Forlì, città amministrate dal centrosinistra rispettivamente da settanta e cinquant’anni.

E’ tornata invece alla tradizione di centrosinistra Livorno, dopo la parentesi a guida M5S. Tra i temi politici dell’insieme dell’ampia tornata amministrativa (coinvolti circa 17 milioni di italiani) si conferma la ripresa del bipolarismo centrodestra-centrosinistra e la grande diffusione delle liste civiche. Tutto da approfondire il discorso di un’ipotetica convergenza di elettori del Pd e del M5S in chiave anti-Lega nel caso dei ballottaggi. Le prime analisi sui flussi elettorali in alcune città effettuate dal Cise (il centro studi specializzato della Luiss) rilevano una forte convergenza dei primi sul candidato grillino a Campobasso e dei secondi sul candidato del Pd a Cremona. Ma a Ferrara e a Forlì gli elettori pentastellati hanno preferito il candidato della Lega. A Livorno il voto in libera uscita del M5S ha premiato moderatamente il candidato di centrosinistra, ma è finito in larghissima misura nell’astensione. A proposito di partecipazione al voto, ancora in calo l’affluenza alle urne negli oltre 130 comuni impegnati nei ballottaggi: è andato a votare il 52,1% degli aventi diritto, sedici punti in meno rispetto al primo turno.

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