Crisi dei rifiuti a Roma. Cavallo (esperto): “Gestito male il dopo Malagrotta, servono 5 anni per una raccolta differenziata efficiente”

"Per mettere in piedi una raccolta differenziata a Roma che porti a un risultato del 60 o 70% sono necessari tra i 3 e i 5 anni. Pensare di ottenerla in 6 mesi è sbagliato, così come raggiungerla in 10 anni. Per questo periodo transitorio, però, bisogna trovare delle soluzioni tampone che sono in parte quelle che si stanno cercando ora". Parla Roberto Cavallo, agronomo e divulgatore scientifico e imprenditore: "C'è sempre il tentativo di cercare il capro espiatorio in qualcun altro. Bisogna interrompere questo processo e riassumere ciascuno il suo pezzo di responsabilità, valorizzando chi sta facendo bene e penalizzando chi lavora male"

“Roma ha avuto per decenni una valvola di sfogo alla quale ci si era abituati a tutti i livelli: dal pensionato al sindaco, dalla massaia al presidente della Regione. Si sapeva che la situazione era anomala, ma andava bene a tutti. Era una soluzione semplice che non creava problemi. Un buco dove andava a finire tutto, che nascondeva le criticità della raccolta. Uno sfogo talmente grande da coprire ogni magagna. E se la differenziata in strada funzionava male che importava, a Malagrotta si sistemava tutto”. Lo afferma Roberto Cavallo, agronomo, divulgatore scientifico e imprenditore, in merito alla crisi dei rifiuti a Roma.

La chiusura della discarica di Malagrotta non è stata pianificata correttamente?
Si era obbligati a chiuderla perché eravamo in infrazione comunitaria, e le amministrazioni sono state giustamente costrette dall’Europa a intervenire. C’era già stata una proroga e pagavamo sanzioni, dunque non era possibile fare diversamente. Oltre a nascondere i problemi, Malagrotta era anche una soluzione illegittima. La strada per chiuderla era obbligata. Probabilmente, però,

si sono sottostimate le fasi di transizione per gestire la dismissione della discarica.

Per mettere in piedi una raccolta differenziata che porti a un risultato del 60 o 70%, infatti, sono necessari diversi mesi.

È il caso di Milano?
A Milano, per una raccolta differenziata seria che riguardasse circa 1 milione e 200mila abitanti, è stato necessario un anno e mezzo.

Un’operazione chirurgica su Roma richiede realisticamente tra i 3 e i 5 anni.

Pensare a una raccolta del 70% in 6 mesi è sbagliato, così come raggiungerla in 10 anni. Per questo periodo transitorio bisognava trovare delle soluzioni tampone, che sono in parte quelle che si stanno cercando. La capacità di trattamento dei rifiuti in Italia è sufficiente: ma perché i cittadini veneti o piemontesi non accettano di prendere i rifiuti di Roma, e se invece vengono mandati in Svezia o in Olanda non importa a nessuno? È un comportamento ipocrita.

Adesso si parla della realizzazione di nuovi impianti sul territorio…
Non esiste una soluzione facile e immediata, ma nel periodo di transizione è giusto dotare la capitale degli impianti per trattare i rifiuti, senza doverli portare in giro per l’Italia e l’Europa.

Eppure non di rado si assiste alle proteste dei cittadini che abitano nelle zone individuate.
Paghiamo una caduta di fiducia nelle istituzioni. Girando per l’Italia, in alcuni casi le criticità portate alla luce dai comitati di cittadini erano state effettivamente sottovalutate dalle istituzioni pubbliche ma spesso è la sfiducia nei confronti delle istituzioni a prevalere.

Un impianto di compostaggio realizzato e gestito bene, non puzza.

Pensiamo ai siti di Pinerolo o di Molteno. Bisogna prevedere una buona progettazione e adottare modalità di lavoro corrette. Perché è normale che il cumulo di rifiuti puzza se è alto il doppio della norma e viene rivoltato la metà delle volte previste.

Ci sono responsabilità politiche e amministrative che hanno portato a questa fase di crisi ormai permanente?
La de-responsabilizzazione si è incrostata a tutti i livelli. Negli uffici di Ama a Roma, ci sono persone che lavorano tutto il giorno e altre che neanche si presentano.

C’è sempre il tentativo di cercare il capro espiatorio in qualcun altro. Bisogna interrompere questo processo e riassumere ciascuno il suo pezzo di responsabilità, valorizzando chi sta facendo bene e penalizzando chi lavora male.

Penso alle parole di Papa Francesco, che invita a riacquisire il senso civico. Se andiamo avanti con la resa dei conti non si risolveranno i problemi: questo non vuol dire passare sopra gli errori, ma adesso la crisi è acuta e Roma è un patrimonio di tutti gli italiani. Non bisogna fomentare polemiche politiche o personali.

Tra l’altro cresce la sensibilità dei cittadini verso i temi ambientali in tutta Europa, come testimonia l’ultimo sondaggio di Eurobarometro. Potrebbe essere il momento giusto per proporre nuove soluzioni?
Il sostrato culturale è certamente cambiato e i politici devono avere il coraggio di tenere la barra ferma. I cittadini sono più sensibili, chiedono trasparenza e informazioni con la volontà di risolvere la crisi. Non dimentichiamo, poi, che

dal punto di vista tecnologico noi italiani non abbiamo niente da imparare da nessuno: abbiamo le migliori esperienze al mondo di gestione di rifiuti e raccolta differenziata.

Quello che raccogliamo possiamo riciclarlo per le vetrerie, le cartiere, le industrie dei fertilizzanti e la siderurgia.

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