Mezzogiorno e giovani. De Giovanni (scrittore): “La cultura l’unico baluardo contro la criminalità”

Il Sud e i suoi mille colori: culla della cultura, nel passato, e terra di povertà e criminalità oggi. Giovani che fuggono per costruirsi un futuro e loro coetanei che vanno a ingrossare le fila delle mafie. La morte, a luglio, di due maestri come Camilleri, siciliano, e De Crescenzo, napoletano, che lasciano una grande eredità ma con quali eredi? Di tutto questo parliamo con lo scrittore Maurizio De Giovanni, noto al grande pubblico per essere il "padre" del commissario Ricciardi e dei "bastardi di Pizzofalcone"

Il nostro Mezzogiorno è stato culla della cultura, crocevia di molte civiltà che lungo i secoli hanno arricchito il nostro bagaglio culturale. Oggi può ambire ancora a questo ruolo? La risposta non è così semplice: ci sono giovani, preparati, che per avere un futuro scappano da questa terra e ce ne sono altri che, abbandonato il percorso scolastico e senza prospettive, vanno a ingrossare le fila della criminalità organizzata. La povertà educativa, con tutte le sue conseguenze negative,  è un problema che affligge il Sud: nel report di Tuttoscuola, pubblicato in occasione della riapertura delle scuole a settembre, sono richiamati i dati Invalsi che mostrano forti carenze, tra gli studenti meridionali anche dell’ultimo anno delle superiori, nella comprensione di un testo in italiano. Nel mese di luglio, poi, sono morti Andrea Camilleri e Luciano De Crescenzo, siciliano il primo, napoletano il secondo, maestri che hanno saputo parlare, con lucidità e sensibilità, di questa nostra epoca e dei suoi mali. Hanno lasciato eredi? Di questo Sud, con le sue contraddizioni millenarie, parliamo con uno scrittore noto ed amato per i personaggi che ha creato, dal commissario Ricciardi ai “bastardi di Pizzofalcone”: Maurizio De Giovanni.

Il Sud culla della cultura ha perso oggi questo ruolo?

Non credo che abbia perso questo ruolo, ma che sia una questione di punti di vista. Oggi il plurale, cioè il confronto tra le culture nel rispetto reciproco, è passato di moda, prevalgono l’intolleranza, il pensiero unico, lo slogan, la semplificazione che implica, per forza di cose, il pregiudizio. Il plurale viene schiacciato dall’omologazione, che è un problema dove sussistono le multi-culture. Se io in casa non parlo italiano ma la mia lingua sia essa il dialetto o altra di derivazione dalla cultura da cui provengo, la pretesa dell’italiano diventa problematica. In questo contesto la caratteristica positiva della pluralità del Sud diventa negativa.

Non la scandalizzano quindi i risultati delle prove Invalsi?

Non possiamo giudicare l’effetto senza tener conto delle cause. A Napoli registriamo il 46% di dispersione scolastica. Parliamo di un problema endemico sociale che ha risvolti ben più gravi dei risultati delle prove Invalsi, parliamo di carne di manovalanza per la criminalità organizzata. Questi ragazzi che non vanno a scuola cosa fanno in alternativa? Non passano il tempo in piscina. Dispersione scolastica vuol dire un’apertura alle stese di camorra, alla criminalità minorile, al traffico di stupefacenti. Larghe fasce del territorio di questo Paese non sono sotto il controllo dello Stato, il porto di Gioia Tauro incamera oltre il 50% degli stupefacenti che alimentano il mercato europeo e rendono la ‘ndrangheta, che gestisce il porto come fosse cosa propria, la struttura di criminalità organizzata più ricca del mondo. Non sono questi problemi che dovrebbe essere all’attenzione di tutti?

La cultura può essere la risposta a illegalità e criminalità organizzata?

È l’unico baluardo possibile contro la criminalità:

la cultura è fonte di reddito pulito, è rispetto della tradizione, di una storia, di un’archeologia più che millenaria che abbiamo e potremmo utilizzare. Napoli, “capitale” del Meridione, ha il 106% in più di presenze turistiche nell’ultimo decennio. Questa è un’opportunità: i turisti vengono per la cultura che la città offre. Se questa cultura dovesse diventare finalmente una fonte di reddito, con il sostegno delle istituzioni, sarebbe un bene.

Concretamente come si contrasta la povertà educativa al Sud?

Facendo proprio della cultura economia: facendo in modo che la gente che viene a vedere i luoghi dove sono ambientati i bastardi di Pizzofalcone o l’amica geniale e perfino Gomorra possa scoprire che sono posti anche molto accoglienti. Il turismo, lo spettacolo, la cultura sono l’unica opportunità in un luogo in cui l’industria e il grande commercio hanno fallito. Dobbiamo prendere dal territorio quello che può offrire: un agroalimentare, ad esempio, unico, un enogastronomico che non c’è altrove.

La Fondazione con il Sud ha lanciato un bando per la valorizzazione delle biblioteche comunali nel Mezzogiorno. Come incentivare la lettura?

La lettura va introdotta insieme alla scuola, con questa dispersione scolastica l’incentivo alla lettura è come preoccuparsi del trucco senza avere il vestito. Ribadisco che

la dispersione scolastica è il vero problema

non solo per la diffusione della cultura, ma proprio per il controllo del territorio.

Come si combatte?

Con i maestri di strada, con i vigili urbani, con la polizia che va a prendere i bambini a casa quando non si presentano a scuola, come si fa ovunque: questo è un luogo abbandonato al proprio destino e non da oggi. Se non si capisce questo e non ci si regola di conseguenza, il Meridione continuerà a essere una zavorra, un motore spento: se è acceso è un grande propulsore, se è spento è un ammasso di ferro pesantissimo.

Non si sorprende, quindi, della fuga dei giovani dal Sud?

No, è una necessità, anche se oggi con la globalizzazione e le tecnologie lo stesso lavoro lo fai da Napoli, dal paesino della Basilicata e da Milano. È un inutile, vano mito.

A luglio sono morti Camilleri e De Crescenzo: che eredità lasciano ai giovani?

Lasciano soprattutto un vuoto immenso, un salto generazionale pauroso,

lasciano un’eredità grandissima ma nessun erede.

Camilleri ci lascia in eredità la sensibilità civile, il coraggio di parlare, la capacità di contrapporsi al potere costituito, la forza di guardare in faccia la realtà chiamandola per nome e di vedere come questo Paese sia precipitato in una stagione oscura. Di De Crescenzo ricordiamo il sorriso dolce e dolente nel guardare la bellezza di certi valori peculiari di una terra. Con loro ricordiamo anche altre due grandi icone di questo Paese che sono scomparsi a luglio: Francesco Saverio Borrelli e Ilaria Occhini.

Lei è uno scrittore molto amato: ci può anticipare qualcosa dei suoi prossimi lavori?

A novembre uscirà un nuovo libro dei bastardi di Pizzofalcone, mentre da poco, il 29 agosto, è uscito un libro per Sellerio: ho voluto scrivere per questa casa editrice per essere nello stesso catalogo di Andrea Camilleri: “Dodici rose a settembre”, con il nuovo personaggio di Mina Settembre.

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