America Latina: 502 strutture in 252 città per migranti, rifugiati e vittime di tratta

Il quadro emerge da una mappatura continentale presentata nel corso dell’annuale assemblea della Rete Clamor, la Rete ecclesiale latinoamericana e del Caribe che si occupa di migrazioni, rifugiati e tratta, nata due anni fa nell’ambito del Celam, il Consiglio episcopale latinoamericano, sotto il coordinamento del Dejusol, il Dipartimento giustizia e solidarietà del Celam

La Chiesa latinoamericana è sempre più impegnata ad “accogliere, proteggere, promuovere e integrare” (questo l’invito più volte ribadito da Papa Francesco) i migranti che numerosi attraversano il continente. E lo fa attraverso 502 strutture, in 252 città e 22 Paesi, rivolte a migranti, rifugiati e vittime di tratta, promosse dalle Conferenze episcopali, dalle diocesi, dagli organismi pastorali e dalle congregazioni religiose. Tantissimi punti di quella che promette di diventare una rete pastorale interconnessa, per poter seguire i migranti nelle loro rotte, spesso rischiosissime, che attraversano interi Paesi per migliaia di chilometri.

Il quadro emerge da una mappatura continentale presentata nel corso dell’annuale assemblea della Rete Clamor, la Rete ecclesiale latinoamericana e del Caribe che si occupa di migrazioni, rifugiati e tratta, nata due anni fa nell’ambito del Celam, il Consiglio episcopale latinoamericano, sotto il coordinamento del Dejusol, il Dipartimento giustizia e solidarietà del Celam.

L’incontro si è tenuto a Bogotá, capitale della Colombia, dall’1 al 4 ottobre e ha visto la partecipazione di vescovi, responsabili della Pastorale per i migranti, rappresentanti di congregazioni religiose, operatori.

Informazioni in rete per unire le forze. L’obiettivo è ambizioso e al tempo stesso necessario, per affrontare una situazione che sa diventando drammatica: unire le forze e mettere in rete le informazioni e le strutture, per non lasciare sole queste persone, molte delle quali sono donne, minori, vittime di sfruttamento.

Drammatiche, soprattutto, le situazioni dell’America centrale e del Messico, i cui territori sono attraversati da continue carovane di migranti centroamericani e delle isole caraibiche (le cronache di questi giorni parlano di migliaia di cubani a Tapachula, il punto d’approdo della frontiera meridionale messicana); degli haitiani, che cercano spesso di approdare via mare in altre isole caraibiche; dei venezuelani che stanno fuggendo a causa della drammatica situazione che sta vivendo il loro Paese.

Quelli finora censiti dai governi dei vari Paesi di arrivo, sono 3 milioni e 377mila circa, ma il loro numero è sicuramente maggiore.

Preoccupazione è stata espressa per i tantissimi minori migranti, sia centroamericani che venezuelani. Un minore su quattro in America centrale afferma di voler migrare negli Stati Uniti; secondo Save the Children, sono minori il 15% di coloro che compongono le recenti carovane. Recentemente sono entrati negli Usa 2mila minori e il vescovo guatemalteco di Huehuetenango, mons.  Alvaro Ramazzini, ha denunciato che negli Usa ci sono 11.400 minori non accompagnati del Guatemala, dei quali non si sa nulla.

502 strutture, prevalgono assistenza legale e prima accoglienza. È in questo contesto che nasce la mappatura elaborata dalla rete Clamor. Delle 502 strutture ecclesiali, 185 sorgono in Messico e America centrale (spiccano le 132 del Messico, le 21 del Guatemala, le 14 della Costa Rica); 34 nel Caribe (28 in Repubblica Dominicana), 164 nei Paesi bolivariani del Sudamerica (66 in Colombia e 58 in Ecuador, 19 in Perù, in gran maggioranza per i profughi venezuelani), 118 nei Paesi del Cono Sur (57 in Brasile, 43 in Cile, 12 in Argentina). Le strutture operano in prevalenza nel campo dell’assistenza legale, promozione dei diritti e assistenza spirituale (29%), prima accoglienza e assistenza (22%), attività di ricerca, sensibilizzazione socio-politica, comunicazione (14%), ospedaliero-sanitario (12%), formazione professionale e inserimento lavorativo (12%), integrazione e reintegrazione (12%).

Obiettivo: ricostruire  e accompagnare le rotte dei migranti. “Non si tratta di una mappatura fine a se stessa, ma vogliamo fornire uno strumento a tutti gli operatori pastorali del settore – spiega al Sir Yaika Weber, coordinatrice della mappatura per la rete Clamor, che ha presentato il lavoro nel corso dell’assemblea di questi giorni -. La decisione di elaborare questo studio era stata presa insieme in occasione dell’assemblea dello scorso anno della rete Clamor, che si era svolta in Cile.

L’idea è di verificare i dati entro la fine di aprile e di procedere con una pubblicazione più esauriente.

Un’altra iniziativa è il sito internet www.migranteshoy.org, che sarà via viaimplementato, anche a partire dalla mappatura”. Secondo la coordinatrice, “la mappa delle strutture ci aiuta a ricostruire le rotte, soprattutto dei migranti centroamericani e venezuelani, di scambiare le informazioni di elaborare insieme progetti, di guardare alla sicurezza delle persone più vulnerabili”.

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