Processi matrimoniali: mons. Becciu (Santa Sede), “la centralità del vescovo prassi antica”

“Un ritorno alla funzione personale del vescovo diocesano nel processo per la dichiarazione di nullità del matrimonio è la risposta emersa dal Sinodo straordinario sulla Famiglia. Come lo stesso Pontefice nel primo capoverso dei due motu proprio — Mitis iudex dominus Iesus e Mitis et misericors Iesus — evidenzia, ciò risponde principalmente alla natura e ai compiti affidati dallo stesso Signore Gesù alla Chiesa e ai suoi pastori”. Lo ha detto stasera l’arcivescovo Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, nella prolusione per l’atto accademico di inizio attività 2015-2016 dello Studio rotale. “Bisogna, allora, evidenziare un dato parimenti essenziale – ha proseguito monsignor Becciu -: il proposito di Francesco di chiedere a tutti, innanzitutto ai vescovi, di porsi in stato di effettivo servizio permanente. Egli chiede, con forza, che ogni vescovo torni personalmente a esercitare questa sua personale potestà, o a dare almeno un segno ai suoi fedeli in questo senso”. Il sostituto della Segreteria di Stato ha evidenziato: “L’invito del Papa ha fondamento costante in tutta la grande traditio ecclesiae. In effetti il potere-dovere di giudicare affonda le sue radici nella pratica cristiana antica per cui le dispute tra singoli venivano risolte all’interno della comunità al fine di evitare lo scandalo di liti di fronte a giudici secolari”.
“Con il crescere delle Chiese, la responsabilità pastorale del vescovo nel dirimere le dispute assunse sempre maggiore e più universale significato all’interno della Chiesa, anche nelle questioni civili”, ha ricordato monsignor Becciu. Dopo aver offerto un excursus storico sulla questione, il presule ha sottolineato che in questo contesto storico “si inserisce il ministero petrino di Papa Francesco”. “La logica della prossimità secondo Papa Francesco – ha chiarito – è connessa alla ‘riforma delle strutture, che esige la conversione pastorale’ e manifesta direttamente lo spirito che anima la riforma del processo matrimoniale. Lo stesso Pontefice, nell’udienza ai partecipanti al corso sul rato et non consumato (5 novembre 2014), ricordò che i vescovi nel Sinodo manifestarono profonda sollecitudine per lo snellimento delle procedure in ordine a una vera e celere giustizia, vicina ai fedeli”. È proprio in questa ottica, ha concluso, che “il motu proprio Mitis ludex, affinché ‘sia finalmente tradotto in pratica l’insegnamento del concilio Vaticano II’, ordina ‘che il vescovo stesso nella sua Chiesa, di cui è costituito pastore e capo, è per ciò stesso giudice tra i fedeli a lui affidati’”.

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