Neonato nel cassonetto: Griffini (Aibi), “Necessario incrementare la presenza delle culle termiche”

“Episodi come questi, di cui periodicamente raccontano le cronache, dimostrano come tante neomamme, che non possono o non vogliono tenere con sé i propri figli appena nati, ricorrano a gesti disperati, come l’abbandono in un cassonetto o per strada o all’infanticidio, temendo di essere riconosciute”, è il commento di Marco Griffini, presidente di Amici dei Bambini, sul caso del neonato gettato in un cassonetto, avvolto in un sacchetto, con il cordone ombelicale ancora attaccato a Santa Maria in Sala, in provincia di Venezia. “E’ necessario incrementare sempre più la presenza di culle termiche – continua Griffini nella nota stampa -, in modo che abbiano una diffusione capillare sul territorio nazionale, venendo incontro alle esigenze di tante donne che, in ogni angolo d’Italia, potrebbero ricorrervi: diffusione che deve essere supportata da un registro nazionale ufficiale, con una mappatura di facile consultazione e accessibilità”. In Italia sono note circa 50 Culle per la Vita, tra cui quella di Ai.Bi. a Pedriano, in provincia di Milano: dei luoghi protetti in cui il neonato abbandonato non rischia la vita, ma viene preso in cura da operatori specializzati, garantendo l’anonimato alla madre. Ma non è detto che non vi siano anche altre culle non ancora rese pubbliche. “Sono circa 3mila i neonati che ogni anno vengono abbandonati nel nostro Paese – conclude Griffini – , ma di questi solo 400 vengono salvati”.

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