Scuola: Cei, autismo è “puzzle” con tanti pezzi, ma “ci manca la figura completa”

“L’autismo è come un puzzle poggiato su un tavolo: abbiamo i pezzi, ma non riusciamo a formare la figura completa”. Ha usato questa metafora Maria Grazia Fiore, docente ed esperta in processi formativi e didattica inclusiva, per parlare dei disturbi dello spettro autistico come “condizione di origine neurobiologica che si manifesta fin da bambini e che determina un diverso funzionamento del sistema nervoso”. Intervenendo al seminario Cei “Diversi da chi? Come cogliere e valorizzare le diversità nelle nostre classi”, la relatrice ha ricordato come l’autismo è “un deficit persistente nella comunicazione sociale e nell’interazione sociale” che sollecita gli insegnanti ad essere “partner comunicativi” di questi alunni speciali, imparando a riconoscere prima di tutto il loro bisogno di comunicare, perché “nessuno è una lista di sintomi”. “Se il bambino autistico sta in un angolo della classe con l’insegnante di sostegno, con chi comunica?”, si è chiesta Fiore, secondo la quale “in casi come questo non possiamo parlare di comunicazione, ma di semplice presenza in classe”. “Non c’è nessun essere al mondo che non produca significati”, ha ammonito la relatrice: nell’alunno autistico, “il problema è la condivisione di questi significati”. No, allora, alla scuola come “presenza efficientistica”, ma neanche come “organizzazione rigida”: la didattica va modulata sullo “sguardo” di questi alunni, che devono essere a loro volta “guardati” da insegnanti consapevoli che “non c’è una regola valida per tutti: bisogna sapere dove guardare”.

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