Libia: Ronzitti (Iai), governo italiano “porti la questione libica in sede europea”

“Da inizio agosto si susseguono i raid statunitensi contro le postazioni dell’Isis (Daesh) in Libia, a Sirte. Viene per il momento escluso l’invio di truppe di terra. Si vuole ripetere il copione già sperimentato, in verità con scarso successo, in altre aree e specialmente in Iraq: sul terreno combattono le forze del governo locale, supportate dal cielo dall’alleato americano”. Natalino Ronzitti è professore emerito di Diritto internazionale (Luiss Guido Carli) e consigliere scientifico dell’Istituto affari internazionali (Iai) di Roma. Mentre in Libia la situazione militare e politica è sempre incandescente, mentre appaiono sui muri della città di Sirte scritte minacciose verso l’Italia, Ronzitti affida le sue riflessioni alla rivista on line dello Iai, “Affari Internazionali”. “L’Italia ambisce alla guida della coalizione per il ristabilimento dello stato libico – afferma – ma finora si è limitata a coordinare le riunioni del gruppo di contatto e non intende impegnarsi in prima persona in azioni belliche. Sono lontani i tempi in cui era stato detto che 5mila uomini erano pronti a partire. Ha prevalso l’indirizzo prudente del governo Renzi”. “Quanto questa prudenza sia conciliabile con l’ambizione di assumere un ruolo guida è tutto da dimostrare”.
Quindi una osservazione sul ruolo degli Stati Uniti: “Quale base giuridica hanno i raid Usa che sono stati ordinati dal presidente Barack Obama? A differenza di altri stati occidentali, gli Stati Uniti non vanno tanto per il sottile quando decidono di usare la forza. La loro maggiore preoccupazione è di ordine interno e, nel caso concreto, è stato fatto riferimento a un’autorizzazione ricevuta dal Congresso nel 2001 (Authorization to Use Military Force, Aumf), che è servita in tutti questi anni per le numerose operazioni belliche in cui Washington è stata impegnata”. Il Pentagono “ha comunque giustificato l’intervento a Sirte con la richiesta da parte del governo di al-Sarraj. Il consenso dell’avente diritto, cioè dello Stato in cui le incursioni hanno luogo, è una valida causa di giustificazione in diritto internazionale per usare la forza. Solo che il governo al-Sarraj, pur essendo stato legittimato dalla risoluzione 2259 (2015) del Consiglio di sicurezza (Cds) dell’Onu come il governo legittimo della Libia, è un ente fiduciario, la cui effettività è in progress”. Infatti “la Russia si è affrettata a dire che i raid americani sono illegali, dimenticando che ha invece giustificato il proprio intervento in Siria con la richiesta da parte di Assad, capo di un governo screditato, scarsamente effettivo, che non rappresenta più il popolo siriano”.
Ronzitti, dopo aver parlato della “insostenibile leggerezza dell’Ue” sul caso-Libia, aggiunge: “Un’azione che il governo” italiano “dovrebbe immediatamente intraprendere è di portare la questione libica in sede europea, allo scopo di verificare se l’Unione sia in grado di impegnarsi in un’efficace azione di peace-building, che vada oltre le iniziative settoriali finora effettuate”.

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