Europa: Brunelli (Oxford European Affairs Society), “Dopo Brexit l’Italia pesa di più”

“La Brexit è la più grande sfida per l’Unione europea dalla caduta del muro di Berlino. Il 23 giugno 2016 segna l’inizio di un importante spostamento negli equilibri di forza non solo in Europa, ma anche nella più ampia regione euro-atlantica. L’uscita del Regno Unito dai processi decisionali della Ue crea un vuoto di potere significativo all’interno del blocco, ma anche opportunità per l’Italia”. Ne è convinto Matteo Brunelli, del Oxford European Affairs Society, che affida una riflessione sul tema alla rivista “Affari internazionali”, dell’Istituto Affari internazionali di Roma. “Il concetto di equilibrio di potere ha a che fare con la distribuzione di forze e risorse nelle relazioni internazionali”, sostiene Brunelli; “nell’Ue, che è a sua volta un sistema regionale di equilibri di potere, l’Italia è stata storicamente considerata come fuori dall’influente ed esclusivo club composto da Germania, Francia e Regno Unito. Questi tre Paesi hanno avuto un ruolo fondamentale nel dare forma e direzione all’’integrazione europea, sebbene in modo diverso (il polo franco-tedesco come motore dell’integrazione, quello britannico come freno). Con il Regno Unito avviato verso la porta d’uscita, ora l’Italia, in futuro la terza economia dell’Ue, ha l’opportunità di rafforzare il suo status e la sua influenza in seno all’Ue”. Questo “non vuol dire che l’Italia può sostituire il Regno Unito a tutti gli effetti”. “In realtà, la Brexit rischia di provocare una perdita complessiva di potenza in tutti gli Stati membri dell’Ue e di indebolire l’ordine liberale occidentale nel quale l’Ue è profondamente radicata”. Da questo punto di vista, l’Italia “non è in nessun modo avvantaggiata. La Brexit, infatti, si aggiunge alla serie di crisi che l’Ue deve affrontare, tra cui la mancata ripresa economica, il terrorismo, l’incremento dei flussi migratori ed il revisionismo russo in Europa orientale”. La Brexit semmai “acuisce tutti questi elementi di crisi, visto che può determinare un indebolimento della posizione comune europea verso la Russia e dare nuova vita ai timori sulla tenuta del sistema finanziario dell’eurozona, mettendo ulteriore pressione sul già precario sistema bancario italiano”. Lo spostamento dell’equilibrio di potere intra-Ue provocato dalla Brexit secondo l’autore penalizzerà i Paesi dell’est, gli scandinavi e la Polonia, i Paesi Bassi e la Danimarca, per molti versi vicini alle posizioni “europrudenti” britanniche, mentre si rafforzerà il peso di Germania e Francia.

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