Terra Santa: Cingoli (Cipmo), “i negoziati Hamas-Autorità palestinese al Cairo cominciano in salita”

Comincia in salita il nuovo tentativo di riconciliazione tra Hamas e l’Autorità nazionale palestinese, patrocinato dall’Egitto e anticipato nei giorni scorsi dalla visita a Gaza del orimo ministro Rami Hamdallah, la prima dopo il colpo militare del 2007 che assicurò ad Hamas il potere sulla Striscia. È quanto sostiene Janiki Cingoli, presidente del Cipmo, il Centro italiano per la pace in Medio Oriente. I negoziati, che cominceranno in questi giorni al Cairo, “partono in salita e risulteranno comunque fragili e temporanei, anche se hanno ricevuto l’importante se pur condizionato avallo del segretario di Stato Usa Rex Tillerson e dell’alto rappresentante della Ue Federica Mogherini”. “Abu Mazen – scrive Cingoli – sa che la sua presidenza decennale volge ormai al termine e vuole lasciare il legato di aver ricostruito l’unità palestinese e ripreso il controllo su Gaza: una carta su cui intende peraltro far leva per favorire e gestire future trattative con Israele. D’altra parte, non può permettersi di respingere frontalmente l’iniziativa negoziale dell’Egitto, contrapponendosi così al presidente Al-Sisi. Hamas a sua volta vuole liberarsi del peso e della responsabilità di farsi carico della popolazione di Gaza, conservando la sua branca militare, le Brigate Ezzedin-al Qassam, forti di oltre 25.000 uomini, e vuole candidarsi alla guida complessiva della Autorità palestinese: una ipotesi non impossibile, dato che l’indice di impopolarità di Abbas, secondo gli ultimi sondaggi, ha oramai raggiunto il 67%”. A complicare lo scacchiere palestinese è Mohammed Dahlan, sostenuto dall’Egitto, dagli Emirati e dai maggiori Stati sunniti e acerrimo rivale del presidente Abu Mazen dentro Al Fatah. “Dahlan – afferma Cingoli – può contare su antichi e consolidati rapporti con gli apparati di sicurezza israeliani ed è stato molto attivo nel mediare i rapporti tra Hamas e egiziani. In questi giorni è tornato a far sentire la sua voce sostenendo che la soluzione a due Stati è oramai impossibile”. Un’idea che prospetta “una soluzione a tre Stati, Israele, Cisgiordania e Gaza”, probabilmente “preferita da Israele”. A cogliere il frutto dello scontro tra Abu Mazen e Dahlan potrebbe essere il terzo incomodo, vale a dire quel Jibril Rajoub, già capo della sicurezza palestinese in Cisgiordania, e oggi alla guida della Lega calcio palestinese, un ruolo che, spiega Cingoli, “gli assicura popolarità e seguito. È stato lui d’altronde il vero vincitore dell’ultimo Congresso di Fatah, ne controlla il Comitato esecutivo di cui è segretario generale. Un uomo che sa aspettare”.

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