Violenza sulle donne: mons. Paglia (Accademia per la vita), “uno degli aspetti di un indebolimento della cultura”

“Credo che purtroppo di fronte a questa crescita della violenza contro le donne noi paghiamo il prezzo di un’indifferenza, quasi un’indifferenza globale, salvo che per se stessi. In questo senso, creare dei momenti dove si rifletta su questo è quanto mai opportuno, perché, a mio avviso, la violenza contro le donne è uno degli aspetti di un indebolimento della cultura in generale”. Lo afferma mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita, in un’intervista a Radio Vaticana in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Per Paglia, “credo che sia indispensabile per tutti, per la Chiesa, per la cultura civile, ripensare il tema della violenza contro le donne in un orizzonte più largo. Non possiamo chiedere solamente uno scatto di buona volontà, c’è un problema culturale e, a mio avviso, dovremmo ritornare tutti a riflettere sulla radicale differenza, eguaglianza, tra uomo e donna per ricomprendere quella alleanza originaria tra l’uomo e la donna a cui Dio ha affidato la custodia del Creato e la responsabilità delle generazioni”. “Dovremmo riflettere con più profondità – aggiunge – sul rischio di dimenticare la differenza, magari cercando il neutro, oppure di individuare una uguaglianza incolore”. “La mancata differenza vuol dire che c’è una sorta di ‘egolatria’, di culto dell’io, per cui – sottolinea – quel che conta sono io e sull’altare dell’io si sacrificano anche gli affetti più cari, compresi quelli più vicini. In questo senso, il recupero della differenza vuol dire l’impossibilità a ridurre la realtà a se stessi”. Secondo Paglia, “questo è il nodo che oggi è ancora poco sciolto, anche all’interno del normale pensiero sia di chi crede ma anche del pensiero laico”. “Dobbiamo rifondare una nuova cultura”, evidenzia il presidente della Pontificia Accademia per la vita. “Siamo arrivati al capolinea, cioè ad una fatica nel ripartire per edificare un mondo dove la diversità non significa inimicizia ma ricchezza, dove la presenza dell’altro non significa un pericolo ma un’opportunità”. “Quando le cose vanno male – conclude – vuol dire che la storia deve cambiare verso”.

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