Diocesi: mons. Pompili (Rieti), “distribuire in modo equo i migranti consente di orientare il fenomeno”. “Riscoprire lo Sprar per un’accoglienza integrata”

“Nel nostro territorio provinciale sono accolte 798 persone, distribuite tra prima accoglienza, che garantisce vitto e alloggio, e seconda accoglienza, che punta ad una più completa integrazione sociale e culturale”. Lo ha ricordato, ieri sera, il vescovo di Rieti, mons. Domenico Pompili, nel Discorso alla Città, in occasione della celebrazione dei secondi Vespri alla vigilia della festa di santa Barbara, patrona della diocesi e della città di Rieti, nella cattedrale di Santa Maria. La cifra aiuta a mettere a fuoco in modo realistico la proporzione tra nativi e immigrati, e accompagna l’invito a non “schierarsi tra buonisti e cattivissimi, tra furbetti e ingenui”, a “cogliere il fenomeno per quello che è oggettivamente” e dentro quello “più ampio della mobilità umana”. Passi necessari per capire “che fare rispetto a quelli che incontriamo per strada”.
“Spetta allo Stato decidere dei flussi”, ha notato il vescovo entrando nel cuore del discorso, ma “dopo la prima accoglienza, solo un migrante su tre viene accompagnato alla completa integrazione sociale. Gli altri non hanno la stessa fortuna e diventano un’emergenza da gestire”. Uno “stato di cose” di fronte al quale mons. Pompili ha invitato a “riscoprire lo Sprar” che “coinvolge direttamente i Comuni e garantisce un’accoglienza integrata”. Un esempio positivo, in questo senso, è quello della Comunità montana del Montepiano reatino, “che prevede di accogliere 50 richiedenti asilo e rifugiati”, ma l’esortazione il vescovo l’ha rivolta direttamente ai sindaci, richiamando, insieme alle opportunità economiche e per lo sviluppo, “il vantaggio di distribuire in modo equo i migranti”, che”consente di non subire il fenomeno, ma di orientarlo”.

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