Diocesi: mons. Pompili (Rieti), nel post-terremoto necessario “riuscire a tirar fuori qualcosa di nuovo e di più promettente”, senza aspettare che arrivi “da fuori”

Nel post-terremoto ancora non si vede “la linea dell’orizzonte intorno alla ricostruzione”. Lo ha evidenziato, ieri sera, il vescovo di Rieti, mons. Domenico Pompili, nel Discorso alla Città, in occasione della celebrazione dei secondi Vespri alla vigilia della festa di santa Barbara, patrona della diocesi e della città di Rieti, nella cattedrale di Santa Maria. Il presule ha fatto riferimento più a una dimensione progettuale che a una situazione pratica: “Una volta eliminate le macerie bisognerà pur dire come e dove si va”. Non sempre, infatti, a vent’anni da un disastro, i territori hanno conosciuto un miglioramento. E in un contesto già depresso anche senza il sisma, è tanto più necessario “riuscire a tirar fuori qualcosa di nuovo e di più promettente”, senza aspettare che arrivi “da fuori”.
“È facendo leva sulle risorse di ciascuno – ha detto il vescovo, chiudendo il ragionamento – che si può stare allegri anche in mezzo alle difficoltà”. Non tanto perché le difficoltà aguzzano l’ingegno, ma perché “stare allegri non significa essere spensierati, ma essere capaci di ripartire dall’essenziale”. Entrando nel tempo di Avvento, mons. Pompili ha spiegato come l’allegria richiamata da Paolo si fondi sul fatto che “il Signore è vicino”. L’incarnazione del Signore dice che non siamo abbandonati a noi stessi. Un messaggio di “perfetta letizia” reso trasparente da san Francesco a Greccio, nella notte del primo presepe, e testimoniato alcuni secoli prima dalla patrona della diocesi di Rieti. “Lasciamoci irrobustire da questa certezza interiore – ha concluso il presule – per essere come santa Barbara capaci di non recedere rispetto ai nostri sogni e di costruire insieme qualcosa che duri nel tempo”.

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