Obolo di San Pietro: mons. Becciu, “un segno di solidarietà che non ha confini”

Una pratica molto antica che arriva fino ad oggi. È l’Obolo di San Pietro, la colletta che si svolge in tutto il mondo cattolico, per lo più il 29 giugno o la domenica più vicina alla Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo (quest’anno il 25 giugno). La colletta, conosciuta come Giornata per la carità del Papa, rimanda alle origini del cristianesimo, come viene spiegato sul sito ufficiale. Mons. Giovanni Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato della Santa Sede, spiega i due motivi che rendono ancora attuale, come alle origini, l’Obolo di San Pietro: innanzitutto, “offrire un sostegno materiale a chi vive per annunciare il Vangelo, quindi alle necessità dell’apostolato, comprese anche le attività della Santa Sede”, e, poi, “prendersi cura dei più bisognosi, che purtroppo non mancano mai, non solo vicino a noi, ma anche in tanti contesti di sofferenza, spesso dimenticati”. “Donare all’Obolo – chiarisce mons. Becciu – è come quando un fedele dà un’offerta al proprio parroco e gli dice: ‘Usala per il bene della comunità’. Insomma, è un segno di solidarietà, lo stesso che compie il Papa per il bene della Chiesa universale”. “Il donatore dell’Obolo – afferma l’arcivescovo – è un cittadino globale e questo significa che la solidarietà non conosce confini. Invito i fedeli a scoprire le attività dell’Obolo di San Pietro e a riflettere sui messaggi del Santo Padre visitando il sito e i profili social”.

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