Diocesi: Roma, mons. Leuzzi a universitari, “essere religiosi significa essere dipendenti”

“Essere religiosi significa essere dipendenti. L’uomo di oggi vuole essere dipendente perché non vuole problemi, difficoltà, imprevisti. L’unica soluzione è trovare qualcuno o qualcosa che mi renda dipendente: così tutto è garantito”. È quanto scrive il vescovo ausiliare di Roma, mons. Lorenzo Leuzzi, nella lettera agli universitari romani per il mese di giugno. Richiamando la figura di san Giustino, martirizzato “perché era ateo”, Leuzzi spiega che per Giustino “Dio in Gesù Cristo, non voleva più farsi amare, ma voleva amare”. “Davanti a noi – osserva il vescovo – c’è la grande scelta della vita: farsi amare o amare?”. “È una scelta difficile, ma non impossibile”, prosegue, rilevando che “se anche tu rispondessi al Signore Gesù, come ha fatto Pietro, che gli chiedeva se lo amasse, la tua vita cambierebbe: da dipendente, in libero. Libero di amare e di non strumentalizzare nessuno, neanche Dio”. “Immaginate una società dove le relazioni tra di noi non siano cercate per crescere, cercate per formarsi, come direbbero i pedagogisti, ma per donare”, continua il vescovo. “Oggi tutti cercano relazioni perché sentono il bisogno di farsi amare. Una corsa senza limite, fino alla violenza di sottomettere l’altro per sé. È il masochismo di Sartre. Anche religioso”, rileva Leuzzi, secondo cui “il mondo ha bisogno di atei, come Giustino, capaci di cambiare la cultura del proprio tempo, aprendo orizzonti nuovi, come ci invita a fare Papa Francesco”. “Non preoccuparti di essere considerato non moderno”, l’invito del vescovo, secondo cui “se ti diranno che sei ateo, ricordati di Giustino: ha donato la sua vita per annunciare che il Risorto ti ama. È lo scandalo della Croce”.

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