Intelligenza artificiale: mons. Zuppi (Bologna), “o si padroneggia la quarta rivoluzione oppure si finisce dominati”

“La generazione nata intorno alla metà del secolo scorso è cresciuta con il fascino dei robot. Sembravano un futuro sicuro, che avrebbe garantito agli uomini di vivere accompagnati e aiutati in tutto” da macchine descritte “intelligenti, affidabili e totalmente a servizio. Il futuro, invece, oggi mette paura e inquietudini”. Ha esordito così mons. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, nella sua riflessione tenuta oggi, in occasione della Graduation 2017 e della XI Reunion degli alunni della Bologna Business School. Nel suo intervento, intitolato “Human and robots”, il presule ha ricordato che “secondo uno studio privato (PwC) il 38% dei lavori Usa potrebbe essere sostituito dalle macchine entro il 2030 (il 35% in Germania e il 30% in Inghilterra). Altre ricerche stimano addirittura che 4 lavoratori su 10 lasceranno il posto alle macchine entro il 2022”. Di qui l’interrogativo: “L’intelligenza artificiale ci dominerà? Chi deciderà? Vi sono già nuovi modelli imprenditoriali. Certo, le tecnologie avanzate debbono essere utilizzate per creare un lavoro dignitoso per tutti, sostenere e consolidare i diritti sociali e proteggere l’ambiente”. Ma “la tecnologia che, legata alla finanza, pretende di essere l’unica soluzione dei problemi – ha avvertito Zuppi – di fatto non è in grado di vedere il mistero delle molteplici relazioni che esistono tra le cose, e per questo a volte risolve un problema creandone altri”, come ammonisce Papa Francesco nella Laudato si’. Per l’arcivescovo di Bologna, “o si padroneggia la quarta rivoluzione oppure si finisce dominati da questa”. “Ciò che sta accadendo ci pone di fronte all’urgenza di procedere in una coraggiosa rivoluzione culturale. La scienza e la tecnologia non sono neutrali”, ha concluso Zuppi richiamando le parole di Francesco al n. 114 dell’enciclica: “Nessuno vuole tornare all’epoca delle caverne, però è indispensabile rallentare la marcia per guardare la realtà in un altro modo, raccogliere gli sviluppi positivi e sostenibili, e al tempo stesso recuperare i valori e i grandi fini distrutti da una sfrenatezza megalomane”.

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