Amatrice un anno dopo: mons. Pompili (Rieti), Chiesa in prima linea negli aiuti. Appello agli italiani, “continuate a starci accanto”

foto SIR/Marco Calvarese

“La prima cosa è stata ascoltare i bisogni delle persone e lasciarsi provocare dal loro dolore, farsi stanare dalle loro richieste, distinguendo quelle autentiche da quelle fittizie. La concretezza dei nostri interventi è derivata proprio dall’aver percepito con forza la fatica delle persone. L’ascolto delle persone ci ha suggerito la modalità della risposta”. Così il vescovo di Rieti, mons. Domenico Pompili, in un’intervista al Sir, parla dell’impegno della Chiesa italiana e locale, a un anno dal terremoto del 24 agosto de 2016. “Credo che la popolazione terremotata abbia visto la vicinanza della Chiesa, interpretata di volta in volta da tanti operatori, Caritas, frati, parroci e nei tanti aiuti donati. Vicinanza che è stata anche una grande opportunità di incontro”. La visita di Papa Francesco il 4 ottobre 2016 è stata molto significativa e, afferma il vescovo, “ci ha lasciato uno stile da preservare fatto di concretezza, semplicità e di spiritualità. Papa Francesco è stato accanto ai bambini, agli anziani agli operatori impegnati sul campo. Il Pontefice ha raccomandato a tutti di non disertare questi luoghi. Ed è questo il modello che come Chiesa abbiamo voluto incarnare. Dopo questa esperienza è maturata in qualcuno anche la voglia di riavvicinarsi ai Sacramenti, all’Eucarestia, un cammino spontaneo nato dallo ‘stare accanto’ con semplicità”. Per il futuro di Amatrice, di Accumuli e degli altri centri colpiti dal terremoto, mons. Pompili spera che avvenga quello che è già avvenuto in altre zone toccate da analoga tragedia, dove dopo “un iniziale disorientamento” ha fatto seguito “ una fase di ripresa e persino di rinascita. Il problema infatti è ‘ri-nascere’. Il sisma ci ha fatto toccare il fondo ma ora la speranza è che si possa sperimentare, come accaduto in Friuli, una stagione più feconda”. Infine un appello agli italiani: “continuate a starci accanto. Suo malgrado Amatrice è un’icona del nostro Paese, anch’esso terremotato sia pure in forme diverse e che ha bisogno di trovare, come questo nostro piccolo borgo di montagna, una sempre maggiore compartecipazione”.

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