Sgombero rifugiati a Roma: mons. Lojudice (vescovo ausiliare), “non possiamo non stare dalla parte dei più piccoli e deboli”

Due sgomberi in pochi giorni, in due punti di Roma: uno a via Quintavalle, a Cinecittà, e l’altro a via Curtatone, a due passi dalla Stazione Termini: “Due sgomberi che hanno provocato degli accampamenti: uno, direi molto originale, nel portico della basilica dei Santi Apostoli e uno nei giardini di piazza dell’Indipendenza, sottolinea oggi mons. Paolo Lojudice, vescovo ausiliare di Roma e delegato Migrantes della Conferenza episcopale del Lazio, evidenziando anche “l’inadeguatezza del termine ‘sgombero’, usato per macerie e rifiuti e non adatto alle persone”. “Stiamo rivelando – scrive – il vero volto delle nostre intenzioni: liberarci di qualcosa, o forse di…qualcuno. Ma è pura illusione: quelle persone esistono, sono vive, in carne ed ossa, respirano, mangiano…: sono come noi, come me come tutti…L’unica differenza è che sono nate nel posto sbagliato, sono cresciute nel posto sbagliato e, purtroppo, non vorrei dirlo, sono ‘arrivate’ nel posto sbagliato”. “Mi piacerebbe pensare che sono arrivate nel posto giusto”, sottolinea richiamando i tre verbi usati da Papa Francesco: accogliere, proteggere, promuovere, imtegrare. Perché – prosegue mons. Lojudice – non immaginare di accogliere, proteggere, promuovere, integrare migranti, rifugiati e chiunque si trova in una situazione di marginalità, italiani compresi?”. Per il presule “se è vero che oggi la guerra è globale, perché non pensare di rendere globale anche la solidarietà? Non si tratta di favorire alcuni a scapito di altri ma di combattere insieme, uniti dal comune ideale di costruire realmente e concretamente un mondo migliore, quello che nel linguaggio della fede chiamiamo il ‘Regno di Dio’, che è ‘già’ ma ‘non ancora’. Si sente dire che in mezzo a queste persone ce ne sono alcune che strumentalizzano, che approfittano di situazioni per propri interessi, i ‘professionisti dell’occupazione’, come vengono chiamati e viene rimproverato a noi uomini di Chiesa di difendere persone che non hanno nessun diritto e nessun bisogno, a volte veri e propri delinquenti. Ma in mezzo ci sono anche – sottolinea mons. Lojudice – anziani, bambini, donne la cui unica professione è quella di essere mamme. Ecco perché non possiamo non stare dalla parte dei più piccoli, dei più deboli: perché ce ne sono, e sono anche tanti. E noi non possiamo non stare dalla loro parte”.

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