Cardinale Bassetti: “salvaguardare incalpestabile dignità” di ogni uomo, “italiano o migrante”, cui offrire “cura e ricovero”

La “Perdonanza” che Gesù “ha messo in pratica”, non si è configurata “come una formula esteriore, ma si è attuata nelle opere”. Lo ha detto il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, nell’omelia della celebrazione eucaristica presieduta questa sera a L’Aquila, sul sagrato della basilica di Collemaggio, insieme con il rito di apertura della Porta Santa in occasione della Perdonanza celestiniana. “Chiediamo la grazia – la preghiera del porporato – di poter anche noi vivere la fede non solo a parole”. Cristo “ci conceda di essere davvero ‘Chiesa in uscita’ e spalancare le porte del cuore, perché possiamo anche noi varcare, insieme ai più poveri, la porta della Sua misericordia. Nei poveri, infatti, negli ‘sconfitti dalla vita’ e negli scarti della nostra società noi vediamo riflesso il volto di Cristo sulla Croce”. E a questo proposito, ha proseguito Bassetti, “mi sembra opportuno riaffermare il sacrosanto principio cristiano di salvaguardare sempre l’incalpestabile dignità di ogni persona umana a cui non si può mai negare una cura premurosa e un ricovero dignitoso. Sia che si tratti di cittadini italiani che di migranti”. Dopo avere richiamato il legame tra pace, misericordia e giustizia, secondo le parole di san Giovanni Paolo II: “Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono”, Bassetti ha ricordato le parole di Papa Francesco all’Angelus di ieri: “Nella Chiesa non mancano le crepe, ‘ha sempre bisogno di essere riformata, riparata’. E noi stessi siamo le pietre! Nelle mani di Gesù, per opera dello Spirito Santo, ‘la più piccola pietra diventa preziosa’”.

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