Uova contaminate: Coldiretti, “in Italia il sistema dei controlli funziona, no ad allarmismi”

Rispetto all’allarme per le uova contaminate, “gli ottimi risultati dell’attività di contrasto dimostrano che in Italia il sistema dei controlli funziona ma va sostenuto da una forte responsabilizzazione della filiera per la ‘certificazione Fipronil free’ e un impegno sul piano della trasparenza dell’informazione estendendo l’obbligo di indicare l’origine a tutti i prodotti alimentari a partire dagli ovoprodotti e i derivati e togliendo il segreto sulla destinazione finale dell’import”. È quanto afferma la Coldiretti in occasione dell’incontro al ministero della Salute per valutare la problematica delle uova contaminate. “In attesa che si faccia chiarezza sulle reali fonti di contaminazione, l’attività di autocontrollo a tappeto su tutti i singoli capannoni di galline – si legge in una nota – è un’azione di grande responsabilità dei produttori nazionali che rafforza le importanti rassicurazioni delle autorità sanitarie contro il rischio di allarmismi”. “Ma l’Italia – ricorda l’associazione – ha importato 38,1 milioni di chili di uova fresche di galline nel 2016 e ben 11 milioni di ovoprodotti per i quali occorre garantire trasparenza e controlli dopo l’allarme che è esteso in tutta Europa”. In Italia, “sulle uova in guscio l’indicazione di origine è presente ma è necessario – spiega Coldiretti – migliorarne la visibilità e la leggibilità non limitandosi ai codici mentre bisogna togliere dall’‘anonimato’ gli ovoprodotti e i derivati e rendere finalmente pubblici i flussi commerciali di tutte le materie prime provenienti dall’estero. “Una mancanza di trasparenza alimenta incertezza e frodi ed inganni anche attraverso le triangolazioni commerciali”, conclude Coldiretti.

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