Mons. Romero: card. Chavez (Salvador), “importante preparare il popolo alla sua canonizzazione”. “Il Paese deve cambiare perché il Papa venga”

(dall’inviata a Münster) Il processo per la canonizzazione di mons. Romero è quasi completato, il miracolo sarà approvato, ma prima che la canonizzazione avvenga, “bisogna preparare il popolo a questo momento”. È il card. Gregorio Rosa Chavez, vescovo ausiliare di San Salvador (El Salvador), a parlare dell’ arcivescovo di San Salvador, ucciso il 24 marzo del 1980, mentre stava celebrando la Messa nella cappella di un ospedale, da un cecchino degli squadroni della morte, a causa del suo impegno nel denunciare le violenza della dittatura militare nel suo Paese. Il card. Chavez è a Münster, ospite della Comunità di Sant’Egidio, per partecipare all’incontro internazionale “Strade di Pace” che si è aperto ieri. Erano circolate diverse voci, poi smentite sulle date della canonizzazione dell’arcivescovo Romero e su un probabile viaggio di Papa Francesco in El Salvador. “Abbiamo parlato con Papa Francesco – dice parlando al Sir e alla Radio Vaticana – e abbiamo visto che era importante preparare il popolo a questo momento della canonizzazione. Cioè il popolo deve imparare a conoscere Romero e abbiamo bisogno di tempo. Il miracolo sarà approvato per quello che sappiamo. Ma ciò che più ci sta a cuore è che la figura di Romero sia conosciuta e imitata”. Il cardinale ricorda come parte del processo di preparazione del popolo le celebrazioni che si sono svolte questa estate in El Savador per i 100 anni della nascita di Romero. “Sono accadute cose incredibile, la gente chiedeva la pace, altri chiedevano perdono a Romero, altri esprimevano il proprio amore per Romero. È stata una esperienza che ha aperto porte di speranza, ha avuto un forte impatto e si farà ogni anno. Sarà qualcosa di permanente che apre una nuova tappa”. “Romero – afferma il card. Chavez – è il pastore che Papa Francesco vuole. Rappresenta la Chiesa che il Papa immagina, una Chiesa povera per i poveri. Dunque Romero è come una sintesi viva di quello che il Pontefice vuole per tutto il mondo. A me colpisce molto sentire il Papa parlare di Romero, della conoscenza che ha di lui. Sono due persone molto simili. Romero aveva uno sguardo universale proprio come Papa Francesco”. E sulla possibilità di un viaggio del Santo Padre in Salvador, il card. Chavez risponde: “Aspettiamo il Papa ma affinché venga c’è una condizione. Un Paese così violento come il nostro deve cambiare perché possa arrivare il Papa. Questa è la grande sfida quando parliamo di tale ipotesi, perché abbiamo una guerra, la gente soffre tantissimo e ingiustamente e abbiamo bisogno di una formula che ancora non abbiamo trovato. Siamo paralizzati. Non sappiamo come andare avanti. Questa è la nostra grande sfida ma anche la nostra grande chance: trovare nuove vie. È un debito che abbiamo come Chiesa , essere strumenti perché i nostri Paesi ritrovino vie di pace, di vita e non di morte”.

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