Migrazioni: mons. Pompili (Rieti), “sfida da accogliere con sguardo di fiducia”. No a “globalizzazione indifferenza”

“Nessuno sottovaluta l’impatto di nuovi arrivi, peraltro sensibilmente diminuiti rispetto allo scorso anno, e nessuno intende sottrarre a chi governa il compito di stabilire i flussi. Come cristiani però ci è chiesto di avere uno sguardo di fiducia e non di paura verso questo fenomeno. È una sfida da affrontare e non da censurare. Ciò concretamente significa ‘accogliere, proteggere, promuovere, integrare’”. Lo ha detto il 31 dicembre mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti, nell’omelia in occasione dei vespri della solennità di Maria Santissima Madre di Dio e del Te Deum in cattedrale. Nel richiamare il Messaggio del Papa per la Giornata mondiale della pace che al termine della celebrazione avrebbe consegnato al sindaco, Pompili ha spiegato i quattro verbi indicati: “‘Accogliere’, anzitutto, chi fugge dalla guerra e dalla fame senza dimenticare che è già capitato anche a noi. ‘Proteggere’ significa curarsi di donne e bambini che si trovano esposti a rischi e ad abusi che arrivano fino alla schiavitù. ‘Promuovere’ vuol dire garantire l‘accesso all’istruzione così da mettere a frutto le proprie capacità. ‘Integrare’, infine, significa permettere a chi viene da noi di essere nella condizione di poter restituire quanto ricevuto”. “È difficile – ha riconosciuto il presule – capovolgere la mentalità diffusa che ci sta trasformando in impauriti spettatori perché abbiamo ingerito a dosi massicce quella globalizzazione dell’indifferenza che ci ha resi degli individui isolati, ognuno trincerato dietro le proprie residue sicurezze”, ma “ci aiuta il bambino Gesù che ci viene incontro per ricordarci che nessuno è autonomo e autosufficiente” e che “nessuno può liberarsi da solo, ma insieme”.

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