Sir: principali notizie dall’Italia e dal mondo. Corea, verso “contatti stretti” tra Nord e Sud. Rei, quasi 76mila le domande presentate

Corea: Pyongyang accetta l’offerta di Seul. Verso “contatti stretti” tra Nord e Sud

Sembrano rafforzarsi i segnali di disgelo tra le due Coree. Pyongyang ha infatti accettato l’offerta di Seul e discuterà la sua partecipazione alle prossime Olimpiadi invernali di Pyeongchang. La decisione è maturata per volere del leader Kim Jong-un che, apprezzando l’offerta di colloqui avanzata dal presidente sudcoreano Mon Jae-in, ha disposto per oggi il ripristino del canale diretto di comunicazione con la Corea del Sud inviando una delegazione al confine tra i due Paesi, nel villaggio di Panmunjom, alle 15, le 7.30 in Italia. “Avremo contatti stretti con il Sud in un modo sincero e leale”, ha assicurato il capo dell’agenzia nordcoreana che gestisce i rapporti con la Corea del Sud.

Nucleare: Trump risponde a Kim, “il mio pulsante è migliore del tuo”

Continua il botta e risposta tra i leader di Corea del Nord e Stati Uniti sulla minaccia nucleare. Alla minaccia del dittatore nordcoreano Kim Jong-un – “Sulla mia scrivania ho il pulsante, gli Usa non iniziano mai una guerra contro il mio Paese” – ha risposto il presidente americano Donald Trump con un tweet nel quale chiede che “qualcuno di questo regime esaurito e alla fame lo informi per favore che anch’io ho il pulsante nucleare ma è molto più grande e più potente del suo, e il mio funziona”.

Iran: manifestazioni a sostegno del governo. Dopo le proteste represse nei giorni scorsi gli Usa minacciano sanzioni

Dopo una notte che sembra essere trascorsa finalmente in tranquillità, decine di migliaia di persone si sono radunate questa mattina in diverse città dell’Iran per dimostrare il loro convinto sostegno al regime. A riferirlo è la televisione di Stato iraniana, che ha mandato in onda immagini dei manifestanti. Dalla folla apprezzamento per l’ayatollah Ali Khamenei e cori contro Stati Uniti e Israele. Le manifestazioni di questa mattina arrivano dopo una settimana di proteste in tutto il Paese contro carovita e corruzione che sono state macchiate dal sangue. Il bilancio complessivo è di almeno 20 vittime, ma alcuni media statali parlano di 23 persone rimaste uccise. Più di 450 sarebbero invece i manifestanti arrestati. La Guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, nel suo primo intervento dall’inizio delle proteste di piazza ha accusato i nemici dell’Iran che “hanno rafforzato l’alleanza per colpire le istituzioni islamiche” del Paese durante i recenti incidenti. “Con i diversi strumenti come denaro, armi, politica e sistemi di sicurezza, i nemici – ha spiegato – hanno provato a minare il sistema”. Cresce la preoccupazione internazionale con la richiesta, da più parti, che venga garantito il diritto a manifestare pacificamente. Critiche all’Iran continuano ad arrivare dagli Stati Uniti dove l’amministrazione Trump non esclude nuove sanzioni. Intanto, nella giornata di ieri, in diverse città europee, da Berlino a Londra passando per Roma, si sono svolte manifestazioni a sostegno delle proteste in atto in Iran.

Reddito di inclusione: quasi 76mila domande, oltre la metà dal Mezzogiorno

Sono 75.885 le richieste di Reddito di inclusione (Rei) presentate all’Inps tra il 1° dicembre 2017 e il 2 gennaio 2018. Secondo i dati forniti dallo stesso Istituto, si è registrato un boom di domande arrivate dal Sud Italia. Oltre la metà di richieste, infatti, è stata presentata in Campania (16.686, 22%), Sicilia (16.366, 21,4%) e Calabria (10.606, 14%). Nessuna domanda dalla Puglia, così come dalla Provincia Autonoma di Trento. In Lombardia sono state 5.338 (7,0%) mentre nel Lazio 5.237 (6,9%). Il Rei, misura permanente di contrasto alla povertà, è rivolta a nuclei familiari che hanno un Isee non superiore a 6mila euro e un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20mila euro. Una volta a regime, il Rei potrebbe riguardare 700mila famiglie italiane.

Israele: migliaia di africani dovranno lasciare il Paese

Entro tre mesi migliaia di migranti africani, per lo più di origine eritrea o sudanese, dovranno lasciare Israele. Se non daranno seguito all’ordine delle autorità locali correranno il rischio di essere reclusi per un periodo di tempo indeterminato. Israele, sul cui territorio vivono circa 40mila persone originari dell’Eritrea e del Sudan, ha messo a punto un piano stringendo accordi con alcuni dei Paesi di origine dei migranti tra cui Rwanda e Uganda per incoraggiarli a rientrare attraverso canali sicuri mettendo loro a disposizione biglietti aerei di sola andata e 3.500 dollari a testa. L’ordinanza non impone partenze forzate per minori, donne, anziani, malati in modo grave e vittime di tratta e schiavitù. Il piano è contestato dall’Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) e da altre organizzazioni, giudicandolo lesivo del diritto internazionale e israeliano.

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