Cile e Bolivia: attesa per oggi la sentenza dell’Aia sulla controversia dello sbocco al mare. I vescovi dei due Paesi, “accettare la sentenza” sentendoci “popoli fratelli”

È prevista per oggi, 1° ottobre, la sentenza del Tribunale internazionale dell’Aia in merito alla controversia tra Cile e Bolivia, relativa alla richiesta di quest’ultimo Paese di avere uno sbocco al mare, tornando così totalmente o almeno in parte alla situazione esistente prima della Guerra del Pacifico, combattuta tra il 1879 e il 1884 e vinta dal Cile sulla Bolivia e sul Perù. Prima di allora, 400 km di costa e 120mila km quadrati, prevalentemente desertici, oggi territorio cileno al confine con il Perù, appartenevano alla Bolivia. La questione è stata più volte oggetto di trattative dei decenni scorsi, risoltesi in un nulla di fatto. Da qui la decisione, presa cinque anni fa, di chiedere una pronuncia alla Corte internazionale.
Alla vigilia della storica sentenza, nella giornata di ieri, i vescovi di Bolivia e Cile hanno diffuso un comunicato congiunto, firmato dal Consiglio permanente di ciascuna Conferenza episcopale. “Come pastori della Chiesa cattolica – si legge nella nota – desideriamo facilitare la conoscenza reciproca e condividere esperienze per superare le divisioni tra le nostre nazioni. Nella prossimità della sentenza del Tribunale internazionale dell’Aia, ci sentiamo chiamati a essere strumenti di unità, seguendo il desiderio di Cristo”. I vescovi di Bolivia e Cile invitano, perciò, “tutti i cattolici e le persone di buona volontà dei nostri due Paesi ad accettare la sentenza con fede, in spirito di pace, con ragionevolezza, con spirito costruttivo e fraterno”, al di là di quella che sarà la decisione, “a esercitare la nostra responsabilità come strumenti di integrazione, giustizia e unità tra i nostri popoli, mantenendo e approfondendo l’operato comune come popoli fratelli, soprattutto in favore dei più poveri”.
Le due Conferenze episcopali sottolineano la comune appartenenza all’America Latina, “un’unità geografica e culturale che la gente dei nostri popoli sa riconoscere ed esprimere attraverso tanti segni d’integrazione, relazioni interpersonali e dimostrazioni di religiosità popolare che superano la frontiera.
Sempre ieri, durante la messa celebrata a La Paz nella basilica minore di san Francesco, l’arcivescovo Edmundo Abastoflor, ha chiesto alla popolazione boliviana di considerare “fratelli” i cileni, indipendentemente dalla sentenza, e di lavorare per una “patria grande” per “formare una sola famiglia”.

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