Esorcisti: card. Bassetti all’Aie, “annunciatori di primavera” nell’inverno delle “periferie esistenziali”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Solo “una fede ricca di contenuti veri e non una fede strampalata” può essere efficace, perché “una fede strampalata non può che generare prassi bizzarre, sconclusionate e anche dannose”. Lo ha sottolineato sabato scorso il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presiedente della Cei, intervenendo presso la “Fraterna Domus” di Sacrofano al convegno dell’Associazione internazionale esorcisti (Aie). Nella sua relazione la prima di un presidente della Cei ad un convegno dell’Aie, ha di fatto chiuso la fruttuosa sei giorni di incontri, Bassetti ha riservato parole di vicinanza per i sacerdoti chiamati a svolgere un ministero così delicato: facendo ricorso ad una metafora utilizzata da Giorgio La Pira per i giovani, il porporato ha paragonato gli esorcisti alle rondini chiamati a portare la primavera laddove domina l’inverno. Per il cardinale, questo speciale ministero rappresenta efficacemente l’esempio di “Chiesa in uscita” tanto caro a Papa Francesco perché “annunciatori di primavera” nell’inverno delle “periferie esistenziali”. Il presidente della Cei ha esortato a non dimenticare che la carità costituisce l’elemento indispensabile per ogni esorcista perché “rende autenticamente forti contro gli spiriti del male”.

Bassetti ha poi posto l’accento sull’importanza di una buona formazione per svolgere adeguatamente questo ministero e poter “discernere la reale azione straordinaria del maligno da ciò che è invece frutto di cause naturali e, congiuntamente, accompagnare i fratelli che ne sono vittima verso l’autentica liberazione”. Il cardinale ha anche fatto accenno al “ruolo non indifferente” della fede “nella liberazione dall’azione straordinaria del maligno” e ha concluso il suo intervento citando Papa Francesco che in una sua omelia ha affermato che “la vita cristiana” è un “combattimento permanente” nel quale “si richiedono forza e coraggio per resistere”. Un combattimento però che vale la pena intraprendere “perché ci permette di fare festa ogni volta che il Signore vince nella nostra vita” e “Gesù stesso festeggia le nostre vittorie”.

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