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Macedonia: fallito il referendum sul nome, affluenza insufficiente. Tra i votanti prevale il “sì”. La questione torna in Parlamento

Il referendum sul nuovo nome della Macedonia (Macedonia del Nord) e sull’integrazione del Paese balcanico in Ue e nella Nato, svoltosi ieri, 30 settembre, è fallito. Lo dimostrano i risultati di un’affluenza insufficiente pari al 36,9%. Lo spoglio invece dimostra la vincita del “sì” con circa il 92% dei votanti. Per essere valido, il referendum doveva raggiungere un’affluenza del 50%. “Il referendum non risolve la questione posta”, ha affermato il presidente della Commissione elettorale Oliver Derkoski, la domanda del quesito era “Siete favorevoli all’entrata nella Nato e nell’Unione europea accettando l’accordo siglato tra Repubblica di Macedonia e Grecia?”. Da decenni, Skopje e Atene hanno una diatriba sul nome “Macedonia” che la Grecia rivendica come esclusivo. Il primo ministro Zoran Zaev, artefice del referendum, non si è dimesso, dichiarando “che la volontà dei votanti deve essere appoggiata dal Parlamento”. Zaev ha detto anche che “se l’opposizione bloccherà il trattato con la Grecia, ci saranno le elezioni anticipate”. Il leader dei nazionalisti del Vmro-Dpmne, Cristian Mickoski, ha affermato “che l’accordo sul nome non ha avuto il semaforo verde ma è stato fermato dalla gente”. Il carattere del referendum però era consultivo, e non obbligatorio, dunque il suo fallimento non implica un congelamento del trattato con la Grecia, benché non ne faciliti l’applicazione.

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