R. D. Congo: Unicef, “da agosto 43 persone sopravvissute al virus Ebola”

Gli ultimi sopravvissuti al virus Ebola stanno collaborando insieme con l’Unicef per aiutare a prevenire ulteriori trasmissioni di questa malattia mortale nella Repubblica Democratica del Congo orientale. Come parte di questo impegno, i sopravvissuti stanno condividendo le loro storie nelle comunità colpite durante eventi pubblici e via radio. Dallo scoppio dell’epidemia ad agosto sono sopravvissute al virus dell’Ebola 43 persone. Ne dà notizia oggi l’Unicef. “I sopravvissuti sono la prova vivente che è possibile guarire dall’Ebola, soprattutto se identificata e curata in tempo”, dichiara Gianfranco Rotigliano, rappresentante dell’Unicef in R.D.Congo. “Le testimonianze dei sopravvissuti – prosegue – ci aiutano a ridurre la paura nelle comunità e ad incoraggiare le persone con sintomi simili a quelli dell’Ebola a cercare cure tempestivamente, così da evitare il rischio di ulteriori contagi”. La mancanza di consapevolezza sulle misure di prevenzione e cura della malattia tra la popolazione aumenta il rischio di ulteriori contagi, come dimostrato dai nuovi casi di Ebola confermati nella zona sanitaria di Tchomia. Per affrontare questi casi, l’Unicef ha impiegato una squadra sul campo per sostenere la risposta all’Ebola messa in atto dal Governo e adesso ha diverse squadre che stanno lavorando a Mangina, Beni, Butembo e Tchomia. L’Unicef sta anche iniziando a lavorare con i primi sopravvissuti all’Ebola di Ndindi, quartiere della città di Beni, altro epicentro dell’epidemia. “Dare ai sopravvissuti all’Ebola l’opportunità di condividere pubblicamente le loro esperienze contribuisce anche a ridurre lo stigma”, aggiunge Rotigliano, spiegando che “dà ai sopravvissuti un ruolo positivo nelle loro comunità e li aiuta a superare l’impatto di essere stati colpiti dal virus”.

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