Eritrea: p. Zerai (Habeshia), appello al presidente Conte. “Chieda rispetto diritti umani e rimpatrio salme vittime del mare”

“La necessità di sollevare la questione del rispetto dei diritti umani in Eritrea e la possibilità di riportare nel Paese le salme delle vittime della strage verificatasi il 3 ottobre 2013 a Lampedusa e di tutti gli altri giovani profughi annegati nel Mediterraneo e sepolti in Italia”: sono le due richieste di padre Mussie Zerai, presidente dell’Agenzia Habeshia, in una lettera indirizzata al presidente del Consiglio Conte, in vista della visita che farà alla metà del mese di ottobre in Eritrea.
“Quello di Asmara, come certamente sa, è uno dei regimi politici più duri del mondo, una dittatura che ha soppresso ogni forma di libertà, annullato la costituzione del 1997, soppresso di fatto la magistratura, militarizzato l’intera popolazione per quasi tutta la vita. Una dittatura che, in una parola, ha creato uno Stato prigione”, ricorda il sacerdote, eritreo, fuggito anni fa dal suo Paese. “Confermano questo quadro terribile le migliaia di profughi che da anni giungono in Italia dall’Eritrea, a meno che non sia anche lei dell’opinione che gli eritrei sarebbero ‘profughi vacanzieri’, come hanno più volte dichiarato autorevoli esponenti della maggioranza che sostiene l’attuale Governo, con un cinismo che offende la verità e un disprezzo inaccettabile per le sofferenze che quei giovani patiscono ed hanno patito”, sottolinea padre Zerai.
“Comprendiamo bene che un Governo, uno Stato, deve avere rapporti anche con dittature come quella di Asmara – afferma –. È nell’ordine logico della politica internazionale”. Il punto è “come” vengono impostati questi rapporti. “Si può fare finta di nulla, chiudendo gli occhi di fronte alla realtà – e definire, appunto, ‘profughi vacanzieri’ i giovani eritrei costretti ad abbandonare la propria terra – in nome di interessi geo-strategici ed economici magari inconfessabili. Oppure si può dare voce e contenuto con forza ai valori di libertà, democrazia, giustizia, solidarietà sanciti dalla Costituzione Repubblicana”. Si tratta, “in altre parole, di non aprire, con la dittatura di Asmara, rapporti ‘al buio’, senza cioè alcuna condizione preliminare, ma di tenere ben ferma, come requisito irrinunciabile e invalicabile, la questione del rispetto dei diritti umani, anteponendola ad ogni altro genere di interessi”.

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