Sinodo 2018: l’appello di mons. Kockerols (Belgio), “giovani uomini sposati possano essere chiamati al sacerdozio”

“Sono convinto che alcuni giovani, che hanno tratto dalla vocazione battesimale la loro chiamata al matrimonio, risponderebbero volentieri ‘eccomi’ se la Chiesa dovesse chiamarli al ministero presbiterale”. È la convinzione espressa da mons. Jean Kockerols, vescovo ausiliare di Bruxelles e delegato della Conferenza episcopale belga al Sinodo dei vescovi sui giovani in corso in Vaticano. Chiara la richiesta avanzata questa mattina al termine del suo intervento, giunto al Sir dalla stessa Conferenza episcopale: i giovani uomini sposati possano essere chiamati al sacerdozio. Riflettendo sul significato della parola “vocazione”, a tema nei lavori sinodali, il vescovo ha ricordato che “la vocazione fondamentale che risuona nella coscienza di ogni essere umano è la chiamata alla vita. Una scelta fondamentale, da rinnovare ogni giorno della nostra esistenza, che risveglia la fiducia in se stessi, e che genera un’apertura agli altri e un impegno a servizio del mondo. La chiamata alla vita è la via dell’umanizzazione”. “Per il cristiano – ha aggiunto mons. Kockerols – questa chiamata alla vita è un invito a essere e diventare un discepolo di Cristo”. La risposta al “vieni e seguimi” è quella di “modellare la propria vita su quella di Cristo: dispiegare la fiducia in Dio, la preghiera, l’amore, la gioia, il dono di sé. La chiamata del Signore propone un percorso di santità”. La Chiesa “deve accompagnare, con tatto e pedagogia, il discernimento dei giovani. Deve aiutarli a fare esegesi delle loro vite, in modo che diventino, ciascuno al proprio ritmo, discepoli di Cristo. Se questo impegno viene a mancare, la Chiesa continuerà a perdere credibilità” ha sottolineato l’ausiliare di Bruxelles per il quale “il matrimonio cristiano e il celibato per il Regno sono due vocazioni che meritano di essere, allo stesso modo, promosse dalla Chiesa”. “La vocazione battesimale, che è fonte e vertice di ogni altra vocazione, apre i cuori di certe persone – sposate o celibi – alla chiamata della Chiesa, nel nome del Signore, per servirla, per essere ministro della comunità cristiana”. Da qui la convinzione di mons. Kockerols: ““Sono convinto che alcuni giovani, che hanno tratto dalla vocazione battesimale la loro chiamata al matrimonio, risponderebbero volentieri ‘eccomi’ se la Chiesa dovesse chiamarli al ministero presbiterale”.

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