Sinodo 2018: padre Sosa, oggi “populismi ingenui” e “nazionalismi discriminatori”. “Scandalosa” la permanenza media nei campi dei rifugiati

“Oggi c’è un indebolimento della democrazia che apre a populismi ingenui e nazionalismi discriminatori”. Lo ha detto padre Arturo Sosa Abascal, preposito generale della Compagnia di Gesù, che durante il briefing di oggi sul Sinodo ha risposto anche alle domande dei giornalisti sulla questione delle migrazioni, uno dei temi più dibattuti dai padri riuniti in Vaticano fino al 28 ottobre. “Il modo in cui si affronta la questione migratoria è un segnale importante per qualsiasi società, una misura della sua umanità”, ha affermato il preposito generale citando l’attività del “Jesuit Refugee Service” in questo ambito. In primo luogo, per Sosa, “bisogna chiedersi quali sono le cause che spingono i migranti non solo ad abbandonare la loro terra, ma anche alle migrazioni interne in ciascun Paese: come in Africa, ad esempio, dove per lo sviluppo delle miniere molti abitanti di quei territori sono costretti a spostarsi altrove”. “Come promuovere una cultura dell’accoglienza”, in contesti dove dominano “i nazionalisti egoisti”, l’altro imperativo di cui tener conto, insieme ad una particolare attenzione “al processo di transito” dei migranti. “Non si deve soltanto sollevare l’emergenza, ma capire cosa capita dopo”, il monito del gesuita, che ha definito “una cifra scandalosa il tempo di permanenza medio in un campo di rifugiati: 17 anni, l’anno scorso”. “Cerchiamo di offrire un’educazione nei campi di rifugiati, sia ai giovani che agli adulti”, ha spiegato il gesuita in merito alle attività svolte dalla Compagnia tramite l’apposita struttura destinata ai migranti. Tra le opportunità colte, anche quella di “creare una rete che possa servirsi del mondo digitale, per far arrivare un’educazione di qualità nei campi dove non ci sono maestri, insegnanti, scuole, università”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Europa