Sinodo 2018: Retamales Morales (uditrice), “chiedersi quali strutture cambiare per evitare abusi”. Chiesa più “inclusiva” per evitare “discriminazioni sessuali”

Ci sono state “due tipi di reazioni” in Cile, alle notizie di abusi sessuali da parte del clero. Ad illustrarle, rispondendo alle domande dei giornalisti, è stata Silvia Teresa Retamales Morales, uditrice, membro dell’Osservatorio socio-pastorale dei giovani, durante il briefing di oggi in sala stampa vaticana. Per quanto riguarda i giovani non cattolici, “fanno massa critica e pretendono giustizia dalle istituzioni, e la Chiesa cattolica non fa eccezione”: di qui “la crisi di fiducia nella Chiesa e nei suoi rappresentanti”. “Non possiamo negare che gli abusi sono stati gravissimi e hanno rappresentato un attentato al Vangelo e alla dignità dei nostri fratelli”, ha detto Silvia a nome dei suoi coetanei. I giovani cattolici, però, “pur riconoscendo la gravità della crisi, in maggioranza pensano che per la Chiesa questa possa essere un’opportunità per ripensare le strutture dove sia possibile prevenire questi reati. È necessario non solo punire, ma anche prevenire, cioè creare le condizioni perché tali crimini non si ripetano. Altrimenti, se non pensiamo alla prevenzione, continueremo ad avere vittime”. “Pensare quali strutture cambiare per evitare che si commettano questi crimini in futuro”, la proposta di Silvia, che ha assicurato: “L’operato di papa Francesco in merito alla lotta agli abusi ha ispirato molta fiducia nel popolo cileno”. Interpellata sul tema delle discriminazioni sessuali, come oggetto di dibattito al Sinodo, Silvia ha confermato che se ne è parlato, spiegando che “per i giovani queste si verificano quando la Chiesa non tratta tutti con uguale dignità, quando non considera le persone con diverso orientamento sessuale come figli, ma come un problema, quando va loro incontro a braccia chiuse e non aperte”. “Nel mio Paese, molte persone soffrono, in campo civile, a causa delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale”, ha reso noto la giovane uditrice: “La Chiesa deve riconoscere questi fratelli come persone che hanno bisogno di essere accompagnate da noi, tramite una comunità più inclusiva e accogliente”.

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