Vescovi Honduras: preoccupazione per lo “sfruttamento irrazionale delle risorse naturali”. Politiche “cattive e irresponsabili”

“Come Chiesa, e insieme a molti settori della popolazione che si dedicano alla difesa e alla protezione dell’ambiente, guardiamo con seria preoccupazione alla proliferazione di conflitti ambientali dovuti allo sfruttamento irrazionale delle risorse naturali”. Lo sostengono i vescovi dell’Honduras, in un comunicato diffuso al termine dell’assemblea ordinaria della propria Conferenza episcopale (Ceh). Nel testo si citano vari luoghi del Paese in cui le imprese minerarie stanno dando seguito a tale sfruttamento: Tocoa (Colón), El Corpus (Choluteca), La Unión (Copán), Socoro de la Peñita, Siguatepeque (Comayagua), El Negrito, Yoro, Victoria (Yoro) e la distruzione sistematica della biosfera del Río Plátano (Gracias a Dios).
Secondo i vescovi, la “vulnerabilità nella quale viviamo, frutto del cambio climatico a livello globale, ma anche frutto delle cattive politiche che in modo irresponsabile si continuano ad applicare”, è alla base delle forti piogge e degli uragani che hanno investito anche l’Honduras.
Denuncia ancora il comunicato della Ceh: “Un’applicazione malsana e clientelare della legge, unita a un fragile stato di Diritto, permette che nel nostro Paese si emettano concessioni minerarie e idroelettriche senza che siano stati compiuti i procedimenti che la stessa legge prevede; che si consegnino zone protette che fanno parte di parchi nazionali; attività estrattive senza i corrispondenti registri ambientali; il maneggio dei permessi concessi dai Comuni; l’assenza della consulta della cittadinanza, obbligatoria per approvare o respingere lo sfruttamento di beni naturali ubicati nei territori dove vivono comunità. E tutto questo per soddisfare investitori e imprenditori senza etica e coscienza sociale”. Il duro comunicato prosegue accusando di “egoismo utilitarista e mancanza di amor patrio” le autorità pubbliche che “criminalizzano la popolazione” e “comprano il silenzio o la falsità dei mezzi di comunicazione”. Al Governo i vescovi chiedono di garantire i meccanismi di consulta previa e la trasparenza, esprimendo nel contempo la speranza che i conflitti in atto nel Paese “si risolvano pacificamente” e attraverso il dialogo.
Il metodo del dialogo, senza però calcoli politici viene auspicato dai vescovi anche per risolvere le più ampie controversie politiche sorte dopo le elezioni presidenziali dello scorso anno, che hanno dato vita al tavolo promosso con l’appoggio delle Nazioni Unite. Secondo i vescovi è necessario “costruire un sistema democratico forte, pluralista, che costruisca un sistema sociale giusto ed equo”.

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