Sinodo 2018: mons. Spengler, “i drogati sono i crocifissi di oggi”. “In Brasile è una carneficina”

“Si uccide più in Brasile che nella guerra in Siria”. A lanciare la provocazione è stato mons. Jaime Spengler, arcivescovo di Porto Alegre, in Brasile, durante la conferenza stampa a chiusura della seconda settimana del Sinodo dei vescovi sui giovani, svoltasi presso la Sala Stampa della Santa Sede. Al Sinodo, ha riferito il presule, “si è parlato molto di migrazioni, della mancanza di opportunità e di lavoro per i giovani in tante parti del mondo, ma non fino in fondo della questione della droga, che fa parte della vita di tanti giovani e famiglie”. In Brasile, ha denunciato Spengler, “la droga è una realtà crudele, che miete vittime soprattutto tra i giovani. Alcuni settori della società e della politica vorrebbero la liberalizzazione, almeno di alcuni tipi di droghe. Si promuove la dipendenza e la società non si impegna per curare queste persone”. “I drogati sono i crocifissi di oggi che la società ha difficoltà di guardare”, ha affermato il vescovo, sottolineando che in Brasile “la Chiesa fa un lavoro straordinario per cercare di aiutare questi giovani e di creare per loro uno spazio di speranza dove possano fare la strada del ritorno”. “In Brasile i grandi spacciatori sono portatori di morte”, ha raccontato il vescovo: “È difficile trovare una famiglia che non abbia questa sfida in casa. Ogni sabato e domenica è una carneficina nelle periferie delle grandi città”.

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