Migranti: Bergamo avvia “Accademia per l’integrazione”, progetto sperimentale di accoglienza attiva

L’”Accademia per l’integrazione” è un progetto sperimentale di accoglienza attiva dei richiedenti asilo, focalizzato sulla formazione linguistica, civica e professionale, per una possibile integrazione fondata sull’autonomia e sulla legalità. E’ determinante, per l’efficacia del percorso, l’impegno posto dai richiedenti asilo nello studio e nelle attività di volontariato, oltre che il rispetto delle regole di comportamento previste. Nove mesi impegnativi al termine dei quali i partecipanti potranno usufruire di un tirocinio ed eventualmente di un contratto di lavoro. E’ questo l’obiettivo dell’Accademia, esperienza promossa da Comune, Diocesi (Associazione Diakonia e cooperativa Ruah) e Confindustria di Bergamo. Dal 24 settembre, 30 richiedenti asilo (saranno 60 a fine novembre), hanno aderito volontariamente al progetto cambiando radicalmente il loro modo di vivere: sveglia alle 6.30, pulizia della struttura che li ospita, 3 ore di lezione di italiano, un’ora di laboratorio professionalizzante (utilizzo degli attrezzi, sicurezza, pronto soccorso); nel pomeriggio faranno volontariato nella pulizia dei parchi, delle strade, nella manutenzione delle piste ciclabili, nel censimento dello stato delle strade; dopo cena, fino alle 22, studio individuale o in gruppo. Il programma si ripete dal lunedì al sabato. I primi sei mesi saranno dedicati all’insegnamento della lingua italiana, nel terzo trimestre si svolgerà la formazione professionale affidata a Abf, incrociando le necessità delle imprese coinvolte da Confindustria e il bilancio di competenze di ogni partecipante. Nella provincia di Bergamo, dove il tasso di disoccupazione è uno dei più bassi del nostro Paese (4,2%, Istat 2017, circa 1/3 della media nazionale), diverse imprese manifatturiere e artigianali faticano a trovare manodopera. A quest’ultimo settore si può rivolgere il progetto dell’Accademia per l’integrazione. L’esperimento vuole dimostrare che “cambiare il sistema della gestione dei migranti in Italia è possibile”: “Senza risorse economiche aggiuntive si possono costruire percorsi di integrazione che consentono ai richiedenti asilo di condividere le regole e la cultura del Paese in cui sono arrivati, di rendersi utili alle comunità e prepararsi, qualora venisse accolta la loro richiesta di asilo, al mondo del lavoro”. Per il vescovo di Bergamo, mons. Francesco Beschi, è “un passo avanti in direzione della promozione umana del migrante”.

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