Migranti: Dossier Idos, sono 5 milioni e 100mila (+97.000), due su tre residenti da tempo. “In Italia nessuna invasione”

Alla fine del 2017 gli stranieri residenti in Italia sono 5.144.000, circa 97.000 in più rispetto all’anno precedente (+1,9%), per un’incidenza dell’8,5% sulla popolazione totale. Un numero che rimane quindi pressoché invariato, segno che “non esiste nessuna invasione” e che “l’Italia è già multiculturale”. Tra i soli non comunitari, circa due su tre (2.390.000) hanno infatti un permesso di soggiorno di durata illimitata, che attesta un grado di radicamento e stabilità ormai consolidato. Nei primi 9 mesi del 2018 l’Italia ha visto arrivare via mare poco più di 21.000 persone, un dato crollato di quasi il 90% rispetto allo stesso periodo del 2017. Alla fine dell’anno erano 187.000 quelli inseriti in un centro di accoglienza (Cas piuttosto che Sprar, 80,95% contro 13,15%). E’ quanto emerge dai dati del Dossier Statistico Immigrazione, presentato oggi a Roma e curato dal Centro studi Idos in partenariato con il Centro studi Confronti, il sostegno dell’Otto per mille della Tavola Valdese e la collaborazione dell’Unar, l’Ufficio nazionale contro le discriminazioni razziali. Secondo il Dossier Idos i restanti 1.325.000 (35% del totale) residenti stranieri hanno un permesso a termine, in maggioranza per famiglia (39,3% del totale) o per lavoro (35,2%). Meno di 1 su 5 (239.000) è titolare di un permesso inerente alla richiesta di asilo o alla protezione internazionale o umanitaria. Il direttore dell’Unar, Luigi Manconi, ricordando l’omicidio a Roma della piccola Desireè, ha invitato alla riflessione: “Credo di interpretare il sentimento e il pensiero di tanti nel ritenere realizzabile una società della convivenza dove gli autori di un crimine tanto crudele non siano definiti assassini africani, senegalesi, ma assassini e basta”. Questi dati, ha spiegato Luca di Sciullo, presidente del Centro Idos, “ci parlano della cruciale importanza delle politiche di integrazione, di cui oggi nessuno parla più e su cui sempre meno i governi intendono investire. È venuta l’ora di cambiare il paradigma del dibattito tra chi vuole chiudere all’immigrazione e chi si batte per una società pluralista e interculturale, tra buonisti e cattivisti”. “È venuta l’ora di avere il coraggio di alzare il tiro e di elevare le ragioni nella discussione a un livello più adeguato ai nostri principi di civiltà”, è stato il messaggio finale.

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