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Migranti Honduras: mons. Mondragón (Mobilità umana Messico), “un centro di accoglienza in ogni parrocchia”

“L’accoglienza della carovana degli honduregni è totalmente nelle mani della Chiesa. E sono soprattutto i poveri ad aiutare altri poveri”. Ad affermarlo, intervistato dal Sir, è mons. Guillermo Ortiz Mondragón, vescovo di Cuautitlán e incaricato per la Dimensione della mobilità umana, nell’ambito della Pastorale sociale dell’episcopato messicano.
Finora i primi 6-7mila migranti hanno camminato per un centinaio di chilometri dentro il territorio messicano, dopo aver attraversato il Guatemala. L’attenzione della Chiesa, coordinata operativamente da padre Arturo Montelongo, segretario esecutivo della Dimensione della mobilità umana, è soprattutto concentrata su due azioni: “accogliere” e “proteggere”. Spiega mons. Mondragón: “In tutto il territorio si cercano di raccogliere alimenti e generi di prima necessità: cibo acqua, coperte, medicinali, calzature, zainetti. Sono stati predisposti dei ‘kit per la partenza’. Abbiamo naturalmente cercato di potenziare le Case del Migrante e i centri di accoglienza, ma in questo momento c’è la necessità che ogni parrocchia possa trasformarsi in centro d’accoglienza e di raccolta. Non sono mobilitate solo le diocesi interessate dal passaggio della carovana. Per esempio, stiamo raccogliendo cibo e alimenti anche nella mia diocesi di Cuautitlán”.
C’è, poi, la fase dell’accompagnare e del “proteggere”. Parroci, religiose e religiosi, operatori pastorali “stanno in queste ore letteralmente scortando i migranti lungo le strade del Chiapas. “Siamo preoccupati – spiega il vescovo – che il Governo garantisca bene vigilanza e sicurezza”. La Chiesa è, a questo proposito, in costante contatto con le autorità governative.
Mons. Mondragón sta già pensando anche al momento in cui i migranti arriveranno alla sospirata frontiera degli Stati Uniti, non certo accolti a braccia aperte da Trump: “Vedremo quali rotte verranno seguite. Le principali sono tre, una orientale attraverso lo Stato del Tamaulipas, una centrale e una occidentale, verso la California. Poi, per quanto riguarda l’arrivo, contiamo molto sulla costante collaborazione tra i vescovi della frontiera, messicani e statunitensi insieme. Da anni i vescovi si ritrovano, cercano dei canali per parlare con i membri del Congresso Usa… Insomma si crea un importante ambiente di dialogo”.
Il vescovo conclude con una riflessione: “Dobbiamo vedere quello che sta accadendo con la prospettiva della fede, questo fenomeno universale è un segno dei tempi. Dio ci interpella”.

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