Migranti Honduras: padre Cañaveral (Tapachula), “siamo soli, il Governo ha completamente abdicato. Preoccupante situazione sanitaria”

“Siamo soli, il Governo si è completamente ritirato, è del tutto assente, ma non si vedono neppure le organizzazioni internazionali e dei diritti umani. Siamo rimasti solo noi, le parrocchie, tanti volontari laici, il mondo lo deve sapere!”. Lo dice, praticamente lo grida al telefono padre César Augusto Cañaveral Pérez, coordinatore della Mobilità umana della diocesi frontaliera di Tapachula, in Messico, intervistato dal Sir: “Ma non abbiamo paura, si tratta di vivere il Vangelo”.
Un cammino lunghissimo e accidentato, quello che aspetta i migranti in terra messicana. “Ci vorrà un mese e mezzo, forse due per arrivare alla frontiera nord – afferma padre Cañaveral –, la situazione sanitaria di queste persone già ora è preoccupante. Ci sono 2.500 minori, donne disabili, tante persone con ferite ai piedi, è un’emergenza umanitaria”.
La marcia procede meno spedita rispetto ai primi giorni. I migranti, che sono partiti da Tapachula, hanno raggiunto prima Huixtla, e poi i successivi villaggi; la prossima tappa è Mapastepec; ma non sono ancora arrivati a metà del loro cammino nel Chiapas, il primo dei tanti Stati messicani che attraverseranno. “Un giorno camminano e uno si riposano, sono costretti a camminare con il sole a quaranta gradi e poi magari, dopo due ore, sotto la pioggia battente”, spiega il responsabile della Mobilità umana di Tapachula. Consapevole che il flusso non si ferma e che altre migliaia di persone premono al confine con il Guatemala: “Ieri è arrivato un gruppo di mille madri honduregne in cerca dei loro figli desaparecidos”.
In questo contesto l’opera di accoglienza e di protezione della Chiesa di Tapachula non conosce soste: “Il nostro vescovo, che si trova a Roma per il Sinodo, ci ha incoraggiato, siamo tutti uniti: noi sacerdoti, i laici, che stanno rivestendo un ruolo fondamentale… Un gruppo di religiose sta accompagnando i migranti nel loro cammino”. L’immigrazione è innanzitutto un problema dello Stato, prosegue padre Cañaveral, “ma qui lo Stato ha completamente abdicato al suo compito, la Chiesa ha una responsabilità profetica. E Dio ci accompagna”. Conferma padre José Alfredo Jimeno, da Tonalá, dove il passaggio dei migranti è atteso venerdì: “Stiamo preparando l’accoglienza. È una situazione che come Chiesa non abbiamo mai vissuto”.

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