Sinodo 2018: alla serata di Azione Cattolica testimonianze di vescovi da ogni continente

È una piccola esperienza della mondialità del Sinodo quella vissuta all’incontro promosso da Forum internazionale di Azione Cattolica, Azione Cattolica Italiana e Fondazione Ac Scuola di Santità Pio XI questa sera a Roma. Diversi padri sinodali da ogni parte del mondo portano la propria testimonianza di pastori in realtà sociali ed ecclesiali molto diverse. Mons. Ottavio Vitale, italiano ma vescovo di Lezha e assistente dell’Ac in Albania, racconta che “è stato bello stare con i giovani. I giovani mi aiutano a ritrovare la centralità di Gesù nella mia vita”. Forte è la testimonianza di mons. Damiano Giulio Guzzetti, missionario in Africa e “vescovo da quattro anni in una delle diocesi più disperate dell’Uganda”: “In Africa tutti sono giovani e il primo problema è la sopravvivenza. La gente mi chiede il pesce, ma mancano anche i laghi per pescare. Il confronto al Sinodo mi ha aiutato a capire quale cammino riprendere nella mia Chiesa locale. Tanti da noi vengono schiavizzati per estrarre minerali. Bisogna lavorare perché diventino consapevoli dei loro diritti come persone e nel lavoro, così da innescare progetti di speranza e di futuro”. Un altro Paese molto giovane è l’India, come racconta mons. Henry D’Souza, vescovo di Bellary: “La maggior delle persone sono sotto i 25 anni. Se Gesù ha scelto dei giovani come apostoli, anche quelli di oggi possono essere i leader del futuro, nella comunità politica ma anche nella Chiesa”. Se per l’assistente del Fiac, mons. Eduardo Garcia, “la sfida del Sinodo è per ogni giovane, in maniera reciproca nei confronti della Chiesa”, mons. André Gueye, vescovo di Thiès in Senegal, invita a “dare speranza ai giovani dopo il Sinodo, perché il futuro sia meno minacciato” e ringrazia “l’Ac per il suo impegno ovunque nel mondo”.

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