Media e immigrazione: Carta di Roma, meno sbarchi ma realtà “ansiogena” e distorta dagli “spaventatori”

Nel 2018 su stampa e tv la “distorsione della realtà” sul fenomeno migratorio, mutuata dalla politica, è ciò che caratterizza l’analisi delle notizie prese in esame dal 6° rapporto su media e immigrazione “Notizie in chiusura” realizzato dall’associazione Carta di Roma insieme all’Osservatorio di Pavia. Il rapporto, presentato oggi a Roma, alla Camera dei deputati, prende in esame la carta stampata, i 7 telegiornali nazionali prime-time ma anche le pagine Facebook dei quotidiani. Di fronte al calo degli sbarchi dell’80% non corrispondono toni meno “ansiogeni”. E anche se la voce dei protagonisti passa dal 7 al 16% nella maggior parte dei casi si tratta di aggressioni e di attacchi di matrice razzista. “La parola che ha aperto la strada al rifiuto senza precedenti delle autorità italiane di accogliere i naufraghi nei porti italiani”, è la parola “pacchia”, ricorda Valerio Cataldi, presidente dell’Associazione Carta di Roma: “Uno slogan, pura propaganda. In una sola frase c’è il corredo completo della mistificazione e della distorsione della realtà che la politica produce costantemente quando parla di migranti. Questa distorsione è la cifra del 2018”.  “Invasione – afferma – è la parola che serve a rafforzare la decisione di fermare l’immigrazione chiudendo i porti, ma questa parola con la realtà ha poco a che fare. E sono i numeri a dirlo: dall’inizio dell’anno gli arrivi sono diminuiti dell’80% rispetto all’anno scorso (23.011 nei primi undici mesi, come certifica l’Organizzazione internazionale per le migrazioni)”:  Cataldi chiama questa categoria “spaventatori” anziché giornalisti, perché “fanno un mestiere che viola costantemente le regole base dell’informazione, le regole deontologiche e, soprattutto, la ricerca della verità sostanziale dei fatti”.  E ricorda che il Washington Post per arginare il presidente Trump che non vuole giornalisti che fanno domande ma giornalisti che rilanciano i suoi tweet e i suoi messaggi aggressivi, ha proposto di “evitare di ripetere le bugie della politica. Evitare di metterle nei titoli, nei lead o nei tweet. Perché è proprio questa amplificazione che dà loro potere”. Carta di Roma rilancia quindi l’appello ai direttori di giornali e telegiornali perché “le parole possono trasformare la realtà e la responsabilità è anche, e forse soprattutto, di chi scrive e riproduce quelle parole”.

 

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