Media e immigrazione: Carta di Roma, “sui quotidiani -17% di notizie e più toni rassicuranti (dal 5 al 12%)”

Nel 2018 sui cinque quotidiani presi in esame c’è stata una riduzione delle notizie dedicate all’immigrazione sulle prime pagine dei giornali (-17% rispetto al 2017 e del 38% rispetto al 2015) e dei toni allarmistici della stampa: circa un quarto delle notizie (24%) ha toni allarmistici nel 2018, una riduzione di 22 punti rispetto all’anno precedente, che aveva registrato il 46% di titoli dai toni allarmistici. I titoli rassicuranti sono invece passati dal 5% del 2017 al 12% del 2018. È quanto emerge dal 6° rapporto su media e immigrazione “Notizie in chiusura” realizzato dall’associazione Carta di Roma insieme all’Osservatorio di Pavia e presentato oggi a Roma. I due quotidiani che hanno dedicato più notizie al tema immigrazione nel 2018 sono Avvenire (251) e Il Giornale (190), due testate che confermano, con tagli divergenti, un interesse spiccato per il tema. Avvenire è il quotidiano che accoglie il maggior numero di notizie rassicuranti (21%). Il Giornale è la testata con più toni allarmistici (52% di notizie) e con il numero minore di notizie rassicuranti (5%). “Un filo conduttore dell’informazione sul fenomeno migratorio nei sei anni analizzati è quello dell’emergenza permanente – si legge -, il lessico adoperato delinea una cornice di ‘crisi infinita’, endemica, che muta nel tempo e dilaga dalla cronaca al dibattito politico, interno all’Italia e tra istituzioni europee”. “Nel 2018, la parola simbolo è Salvini, protagonista di 865 titoli, la cornice muta in crisi valoriale, per l’inasprirsi del confronto politico europeo e lo sfaldamento del tessuto condiviso di valori comunitari”. Fra le principali mutazioni lessicali, si registra un progressivo spostamento dal termine immigrato a migrante.  L’appellativo denigrante clandestino permane nel lessico dei titoli, 1.257 nel periodo esaminato, 154 solo nei primi mesi del 2018. Dal 2013 al 2016, l’uso del termine è calato, dal 2017 si registra invece un’inversione di tendenza con un incremento che prosegue nel 2018. “L’uso di altri termini inappropriati, come nomadi, zingari, vucumprà e negri, si è invece ampiamente ridotta nel corso degli anni”, rileva il rapporto.

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