Poveri: mons. Gnavi (Sant’Egidio), “potenziare le strutture per i più deboli, creare reti tra istituzioni, cittadini e volontari”

foto SIR/Marco Calvarese

“Le istituzioni devono potenziare le strutture per i più deboli. Sono stati messi a disposizione, a Roma, 235 posti letto in più per l’emergenza freddo, ma sono veramente pochi. E bisogna passare poi dall’emergenza alla progettualità per il futuro. Si può fare tanto quando si costruiscono reti che raccordano l’istituzione e i cittadini a quanti operano per aiutare i più poveri”. Lo dice al Sir mons. Marco Gnavi, parroco di Santa Maria in Trastevere di Roma, presentando la “Guida Michelin dei poveri”, edita dalla Comunità di Sant’Egidio, dal titolo “Dove mangiare, dormire, lavarsi”.

“Parliamo di estrema povertà, di 8mila persone a Roma che vivono in giacigli per strada, in ruderi e in macchina – aggiunge il sacerdote –. Sono accanto a noi, vicini alle nostre case, sono negli angoli bui della nostra città”. Ricordando i luoghi in cui cercano riparo, mons. Gnavi indica “luoghi dove evidentemente sono più visibili”, come “le stazioni”, ma “ciascuno di noi può essere una sentinella, protagonista positivo del riscatto di queste persone cui va restituito il nome”. “Non sono numeri. Sono volti, sono amici, sono persone, la cui vita ferita è una domanda alla Chiesa, alle istituzioni, a ciascuno di noi”. A proposito della guida mons. Gnavi spiega che “raccoglie 879 offerte di servizio e di aiuto”. “I centri sono censiti in maniera intelligente per potere consentire a chi è disorientato per la durezza della vita a orientarsi, ad avere un approdo per la vita quotidiana meno difficile. Speriamo che questo strumento sia in mano sia alle persone ferite dalla vita sia a quanti vogliono orientare gli altri e fare rete in modo da vivere in maniera meno dolorosa”. Tra loro, Carmine, ex senza tetto accolto dalla Comunità di Sant’Egidio che ha avuto la gioia di pranzare con Papa Francesco. “Lavoravo tranquillamente, guadagnavo pure bene – racconta –, ma alla perdita del lavoro, per la forte depressione ho perso casa, ho perso tutto e mi sono ritrovato per strada. È una vita molto brutta: un anno te ne porta via cinque o sei”.

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