Povertà educativa minorile: “Con i Bambini”, i comuni a basso reddito, quelli rurali e montani offrono meno servizi per l’infanzia

“I minori tra 0 e 2 anni in Italia sono circa 1,5 milioni, ovvero il 2,5% dell’intera popolazione. A livello comunale, la più alta presenza di bambini sotto i tre anni si registra nelle 3 grandi città del Sud: Palermo (2,8%), Catania (2,76%), Napoli (2,65%), seguite dalle altre 3 città italiane più popolose: Milano (2,6%), Roma (2,58%) e Torino (2,5%)”. Lo si legge nel primo rapporto sulla povertà educativa minorile in Italia promosso dall’impresa sociale “Con i Bambini”. La prevalenza di minori nei comuni meridionali è ancora più marcata “se si osservano i comuni di medie dimensioni (tra 20 e 50mila abitanti). Tra questi la massima percentuale di bambini tra 0 e 2 anni si raggiunge a Orta di Atella (nel casertano, quasi 5%)”. Tra le città maggiori (con più di 250mila abitanti), “le prime quattro posizioni per numero di abitanti tra i 6 e i 17 anni sono quattro centri del Sud: Napoli (circa il 13%), Catania e Palermo (12% circa) e Bari (10,8%)”.
La Ue con l’Obiettivo di Lisbona, ricorda il rapporto, ha fissato al 33% la copertura della popolazione europea che dovrebbe essere raggiunta dai servizi alla prima infanzia. L’Italia si attesta in media al 22%, ma “i dati aggregati a livello regionale mostrano una minore offerta di servizi da parte delle regioni meridionali”. I comuni montani, poi, sono quelli “tendenzialmente più svantaggiati”, ma il rapporto mette in evidenza delle sostanziali differenze: “Il territorio di Prato svetta con il 51% di copertura di servizi alla prima infanzia, ma anche i comuni montani di una provincia meridionale come Ragusa (35%) hanno una performance superiore sia al dato medio nazionale sia agli obiettivi europei”. Parallelamente si evidenzia come “i comuni totalmente montani nelle province di Foggia, Caltanissetta, Siracusa e Reggio Calabria presentino invece una percentuale di copertura pari allo 0%”. Non solo: “Il livello di offerta è inferiore nei comuni a basso reddito, così come nei comuni rurali e in quelli montani, nonché in intere aree del Mezzogiorno, a partire dalle città maggiori, proprio nelle aree caratterizzate da maggiore utenza potenziale”.

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