Meic: convegno nazionale a Roma. Agnese Moro, “promuovere reti di carità intellettuale”

Riaccendere i riflettori sul valore della carità intellettuale e sulle sue esperienze diffuse per contrastare il clima diffuso di sfiducia. È la richiesta di Agnese Moro, figlia di Aldo, da sempre impegnata sui temi della cittadinanza e della lotta all’esclusione, nel suo intervento in apertura al Convegno nazionale dei presidenti e dei responsabili del Meic in corso a Roma. Agli oltre duecento responsabili dei gruppi locali del movimento intellettuale cattolico Moro ha sottolineato: “Viviamo un tempo estremamente sfiduciato, un tempo in cui ci sono 2 milioni e 400mila giovani che non studiano, non si formano e non lavorano, il tutto nell’indifferenza generale”. Per Moro, però, “dall’altro lato c’è una forza sotterranea, un impegno fortissimo di tante persone nel volontariato culturale. Un impegno che coinvolge laici e credenti, scuole, parrocchie, ong, associazioni come il Meic, sui temi fondamentali della nostra società: dal lavoro nelle periferie alla legalità, dalla custodia della memoria condivisa alla cultura politica, dall’ambiente al welfare generativo”. Secondo Moro “questi mondi sono capaci di fare rete ma devono fare un passo avanti ulteriore, ovvero quello di fare rete tra le reti, l’unico modo affinché questo movimento possa diventare veramente rilevante anche nella scena pubblica”.
Oltre che dalle riflessioni di Agnese Moro, il convegno Meic è stato aperto dall’intervento di monsignor Crispino Valenziano, liturgista, esperto in arte sacra. Valenziano ha insistito sul valore della cultura “come coltivare, come fatto dinamico, attuativo: coltivazione di se stessi, degli altri e della vita”. Per Valenziano l’impegno culturale dei cristiani deve segnare un passaggio “da un’era ‘post Christum natum’ a un’era ‘post Christum notum’, ovvero riconoscere che Cristo è mediatore tra Dio, gli uomini e le cose”.

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