Comunità Sant’Egidio: De Rita (sociologo), “per passare dalla storia al futuro servono gratitudine, entusiamo, strada e sguardo”

“Due sentimenti permettono di passare dalla storia al futuro. Il primo è la gratitudine, oggi scomparsa nella società italiana del rancore; la seconda è l’entusiasmo al quale è legata la gratitudine”. Lo ha detto Giuseppe De Rita, sociologo e fondatore del Censis, intervenuto alla presentazione, questa sera a Roma, del libro di Andrea Riccardi “Tutto può cambiare – Conversazione con Massimo Naro” (edizioni San Paolo), uscito in occasione del cinquantesimo anniversario della Comunità di Sant’Egidio. Il Censis, esordisce, “nasce negli stessi anni, anni straordinari, generativi della società italiana”. “Come è nato – si chiede – in quel particolare momento della società il soggetto Sant’Egidio? La capacità del soggetto di fare storia è la sua caratteristica, è che il talento che abbiamo ricevuto va speso nella società. Da piccolo gruppo, Sant’Egidio è diventata comunità di popolo, di pace, di preghiera, di cura in tutto il mondo. Il suo segreto è stato essere una dimensione di presenza, una comunità aperta che ha scelto di non restare chiusa in una logica culturale, filosofica, ideologica”. Per De Rita, oltre a gratitudine ed entusiasmo, “gli elementi fondamentali sono la strada e lo sguardo; uscire di casa, di chiesa e andare per strada come Dio aveva detto ad Abramo: Papa Francesco, quando chiede una Chiesa in uscita, ritorna a questa dimensione abramitica dell’incontrare la strada. Ed è lo sguardo che garantisce le fasi successive dell’incontro, dell’abbraccio, del lavorare e combattere insieme: lo sguardo del samaritano che vede, si commuove e agisce di conseguenza”. Una comunità, assicura il sociologo, “resta se stessa per 50 anni perché ha in sé entusiasmo, gratitudine, strada e sguardo. Se abbiamo questo rapporto profondo con questa continuità che tiene alto l’entusiasmo, la gratitudine, lo sguardo e l’attenzione alla strada potremo affrontare problemi come quelli che abbiamo di fronte dopo il 4 marzo”. “Per me – precisa tuttavia – cambierà poco”, ma ciò che è importante è “avere la speranza che tutto può cambiare, che è possibile provocare una storia diversa in cui vincano pensiero e visione”.

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