Sir: principali notizie dall’Italia e dal mondo. Scritta Br su monumento in via Fani. Albania verso negoziati con l’Ue. Nigeria, liberate 76 ragazze rapite da Boko Haram

Roma: imbrattato il nuovo monumento che ricorda la strage di via Fani e il rapimento di Moro

Appena inaugurato, è stato imbrattato nella notte il monumento che ricorda le vittime dell’agguato di via Fani a Roma, quando quarant’anni fa fu rapito dalle Brigate Rosse il presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro (16 marzo 1978). Sulla stele che ricorda i nomi dei cinque uomini della scorta dello statista uccisi dai terroristi è stata dipinta la sigla Br con il colore rosso. Il monumento era stato inaugurato lo scorso 16 marzo, nell’anniversario della strage, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Facebook-Cambridge analytica: le scuse di Mark Zuckerberg. “Abbiamo commesso errori, dobbiamo rimediare”

“Chiedo scusa e sono disponibile a testimoniare davanti al Congresso americano”: Mark Zuckerberg affida a un’intervista alla Cnn il primo mea culpa attorno allo scandalo dei dati personali raccolti su Facebook e – non si esclude – utilizzati per scopi politici. Zuckerberg ha spiegato di essere disponibile anche all’istituzione di nuove regole per i social network. Zuckerberg si dice sicuro che si voglia ancora una volta sfruttare la piattaforma di Facebook per influenzare le elezioni, e lancia l’allarme in vista del voto di metà mandato in cui gli americani rinnoveranno gran parte del Congresso. “Sono certo che c’è una seconda edizione di tutto quello che è stato lo sforzo della Russia nel 2016, ci stanno lavorando. E sono certo che ci sono nuove tattiche che dobbiamo essere sicuri di individuare e fronteggiare”. Sul suo profilo fb aggiunge: “Voglio condividere un aggiornamento sulla situazione di Cambridge analytica, compresi i passi che abbiamo già intrapreso e quello che faremo per affrontare questo importante problema. Abbiamo la responsabilità di proteggere i tuoi dati, e se non ci riusciamo, non meritiamo di servirti. Ho lavorato per capire esattamente cos’è successo e come fare in modo che non succeda di nuovo. Ma abbiamo anche commesso degli errori, c’è altro da fare e dobbiamo farlo”.

Albania: Mogherini (Ue), “presto la decisione per aprire i negoziati verso l’adesione”

“Il momento è adesso, il mio obiettivo politico è avere una raccomandazione positiva incondizionata sull’Albania e che il Consiglio decida in giugno di aprire i negoziati”: lo ha dichiarato ieri l’Alto rappresentante dell’Unione europea per la politica estera, Federica Mogherini, nel corso di una conferenza sull’Albania al Parlamento europeo, alla presenza del premier e del ministro degli Esteri albanesi, Edi Rama e Ditmir Bushati. “La scelta che abbiamo di fronte a noi è chiara, si tratta di non sprecare i risultati di anni di lavoro comune e di rendere i progressi irreversibili”, ha detto Mogherini, sottolineando la volontà dell’Ue di “esercitare il proprio potere” nella regione ed essere presente “in modo consistente” per non lasciare “spazio ad altri attori”. L’Alto rappresentante ha quindi annunciato un accordo tra Albania e Frontex a breve. Tirana, ha specificato, “non solo è un alleato Nato, ma anche uno dei pochi paesi nella regione, insieme al Montenegro, allineato al cento per cento alla politica estera dell’Ue”.

Balcani: parlamento del Kosovo ratifica l’accordo sui confini con il Montenegro

Il parlamento del Kosovo, dopo ripetute interruzioni dei lavori per il lancio di lacrimogeni in aula da parte di deputati dell’opposizione nazionalista, ha approvato ieri la legge di ratifica dell’accordo con il Montenegro sulla linea di demarcazione della frontiera fra i due Paesi. I voti a favore sono stati 80, tanti quanti richiesti dal quorum dei due terzi (sul totale di 120 deputati), i contrari 11. In aula al momento del voto erano presenti 91 deputati. Si tratta di un ulteriore passo per la pacificazione della regione balcanica e più stretti rapporti con l’Unione europea, come auspicato sia a Pristina che a Podgorica.

Francia: il Paese si ferma oggi per lo sciopero nel settore dei trasporti pubblici

La Francia vive oggi un “giovedì nero”, per lo sciopero proclamato dai sindacati contro la politica economica del presidente Macron. L’agitazione terrà fermi treni, aerei, servizio scolastici e sanitari, e rappresenta – ha dichiarato i sindacati – l’inizio di una serie di 36 giorni di sciopero in tredici settimane. I sindacati chiedono il ritiro della riforma delle ferrovie pubbliche che prevede per il settore la soppressione dello Statuto dei lavoratori e l’apertura alla concorrenza. La società francese per il trasporto ferroviario, interamente di proprietà pubblica, ha visto crescere negli ultimi venti anni il deficit di bilancio da 20 a 50 miliardi di euro.

Spagna: in Catalogna consultazioni per la presidenza delle Generalitat. Turull nuovo candidato

Il presidente del Parlament catalano Roger Torrent ha annunciato ieri, come riportato dal Sir, che il leader indipendentista Jordi Sanchez, in detenzione preventiva a Madrid da 4 mesi, ha formalmente rinunciato a essere candidato alla presidenza della Generalità. Il nuovo candidato del fronte indipendentista alla presidenza dovrebbe essere l’ex-portavoce del Governo di Carles Puigdemont, Jordi Turull. Torrent aprirà oggi un nuovo giro di consultazioni con le forze politiche per individuare il candidato. Il presidente del Parlament ha denunciato la “involuzione democratica” dello Stato spagnolo e “la violazione dei diritti fondamentali” subita da Sanchez, che non è stato autorizzato dal tribunale supremo di Madrid a uscire dal carcere per presentarsi alla sessione di investitura.

Turchia: la stampa si concentra nelle mani di gruppi finanziari pro-Erdogan.

La holding del magnate turco Aydin Dogan ha concluso un accordo per la vendita di alcuni tra i principali media di opposizione in Turchia, tra cui Hurriyet e la Cnn turca, a un gruppo di imprenditori vicini al presidente Recep Tayyip Erdogan per 1,25 miliardi di dollari. La notizia, riportata ieri dal sito indipendente T24, trova conferme in queste ore. Tra i media oggetto della cessione, ci sarebbero i quotidiani laici Hurriyet e Posta, tra i più venduti nel Paese, quello sportivo Fanatik, anch’esso molto diffuso, nonché le tv Cnn turca e Kanal D. A guidare la cordata di acquirenti – specifica l’Ansa – sarebbe la holding che fa capo a Yildirim Demiroren, ex proprietario della squadra di calcio del Besiktas e attuale presidente della Federazione calcistica turca, che nel 2011 aveva già assunto il controllo dei quotidiani di opposizione Milliyet e Vatan, che hanno da allora cambiato la propria linea editoriale. Se confermata ufficialmente, la notizia segnerebbe un’ulteriore fortissima concentrazione di potere mediatico nelle mani di gruppi pro-Erdogan.

Palestina: 8 mesi di carcere per la 17enne Ahed Tamimi, simbolo della “resistenza all’occupazione”

Condanna a 8 mesi di carcere per la 17enne attivista palestinese Ahed Tamimi, accusata di aver schiaffeggiato nel dicembre scorso due militari israeliani in un villaggio della Cisgiordania. Secondo quanto riferito da Gaby Lasky, avvocato della ragazza, l’accusa e la difesa hanno concordato la pena dopo che sono state cancellate diverse imputazioni avanzate in un primo tempo. L’accusa voleva condannare la giovane al carcere per diversi anni, ha detto l’avvocato della giovane; “vogliono che il caso serva da deterrente per altri giovani palestinesi che come Tamimi resistono all’occupazione”. La ragazza è diventata un simbolo dei 50 anni di resistenza della Palestina all’occupazione israeliana. Sia Amnesty International che Human Rights Watch si erano mobilitate per chiederne la liberazione. Il processo si è svolto finora a porte chiuse per volere del giudice secondo il quale il provvedimento viene adottato ”a protezione dei diritti dei minori”.

Nigeria: liberate 76 ragazze rapite da Boko Haram. Incerta la sorte di altre 34 studentesse

Liberate dai Boko Haram 76 ragazze della scuola di Dapchi. La conferma è stata data da un assistente del capo di Stato nigeriano, Muhammadu Buhari, citando il ministero dell’Informazione. La sorte delle altre 34 studentesse scomparse resta incerto. Secondo un testimone, il monito dei jihadisti è stato “Non mandate più le vostre figlie a scuola” durante la liberazione delle alcune ragazze rapite a Dapchi. I Boko Haram sono un’organizzazione terroristica jihadista sunnita diffusa nel nord della Nigeria e alleatasi nel 2015 con l’Isis. La formazione, il cui nome significa “l’istruzione occidentale è proibita”, vuole imporre al Paese la sharia, legge islamica.

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