Messa crismale: mons. Marcianò (ordinario militare), “in un tempo di secolarizzazione il nostro ministero sia profezia”

“In tempo di secolarizzazione e fondamentalismo, di materialismo edonista e relativismo etico, di individualismo spietato e di cultura dello scarto, il nostro ministero può essere solo profezia. È questa l’unica ‘autorità’ che deve starci a cuore”. Lo ha detto oggi mons. Santo Marcianò, ordinario militare in Italia, nella Messa crismale celebrata nella chiesa di Santa Caterina a Magnanapoli, a Roma.
“Profezia e vicinanza: ecco cosa vogliamo chiedere oggi al Signore per il nostro sacerdozio – ha proseguito -. Meglio ancora, profezia di vicinanza: la doppia vicinanza – a Dio e agli uomini – la cui alternativa, avverte allarmato il Pontefice, sarebbe la ‘doppia vita’!”. Mons. Marcianò ha spiegato: “La categoria della vicinanza è concreta e affettiva; non concerne solo il livello del fare ma interpella il cuore del pastore, la sua capacità di commozione e compassione, a misura del Cuore di Cristo; in una parola, interpella l’amore”. Gesù, ha osservato l’ordinario militare, “sa di quale amore ciascuno di noi è capace e si adegua, scende al livello del nostro amore, certamente povero ma che, come quello di Pietro, desideriamo riempire di tutta la nostra capacità di amicizia e vicinanza. Perché è un amore povero, quello di Pietro, ma al quale Gesù riconosce una chiara ‘superiorità’ rispetto a quello degli altri”. Richiamando la domanda di Gesù a Pietro “Mi ami tu ‘più’ di costoro?”, il presule ha evidenziato: “A questa domanda Pietro risponde, e noi con lui, imparando come il ‘più’ sia nell’ordine dell’amore che il Maestro stesso espliciterà: ‘Pasci'”. “Il ‘più’ di Pietro sta, deve stare, nella pastoralità! Il ‘più’ di Pietro – ha concluso mons. Marcianò – non serve da vanto personale – egli lo ha compreso bene nel bruciante tradimento della notte della condanna del Cristo – ma è un servizio, un ministero la cui portata necessita di un amore senza confini che si fa vicinanza senza confini. Rinnovando le promesse sacerdotali, sapremo farlo, entreremo nella Pasqua con quel ‘più’ di amore e vicinanza di cui la nostra gente, i nostri militari, hanno infinito bisogno”.

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